1:Chi poria mai pur con parole sciolte 2:dicer del sangue e de le piaghe a pieno 3:ch’i’ ora vidi, per narrar più volte? 4:Ogne lingua per certo verria meno 5:per lo nostro sermone e per la mente 6:c’hanno a tanto comprender poco seno. 7:S’el s’aunasse ancor tutta la gente 8:che già, in su la fortunata terra 9:di Puglia, fu del suo sangue dolente 10:per li Troiani e per la lunga guerra 11:che de l’anella fé sì alte spoglie, 12:come Livïo scrive, che non erra, 13:con quella che sentio di colpi doglie 14:per contastare a Ruberto Guiscardo; 15:e l’altra il cui ossame ancor s’accoglie 16:a Ceperan, là dove fu bugiardo 17:ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo, 18:dove sanz’ arme vinse il vecchio Alardo; 19:e qual forato suo membro e qual mozzo 20:mostrasse, d’aequar sarebbe nulla 21:il modo de la nona bolgia sozzo. 22:Già veggia, per mezzul perdere o lulla, 23:com’ io vidi un, così non si pertugia, 24:rotto dal mento infin dove si trulla. 25:Tra le gambe pendevan le minugia; 26:la corata pareva e ’l tristo sacco 27:che merda fa di quel che si trangugia. 28:Mentre che tutto in lui veder m’attacco, 29:guardommi e con le man s’aperse il petto, 30:dicendo: «Or vedi com’ io mi dilacco! 31:vedi come storpiato è Mäometto! 32:Dinanzi a me sen va piangendo Alì, 33:fesso nel volto dal mento al ciuffetto. 34:E tutti li altri che tu vedi qui, 35:seminator di scandalo e di scisma 36:fuor vivi, e però son fessi così. 37:Un diavolo è qua dietro che n’accisma 38:sì crudelmente, al taglio de la spada 39:rimettendo ciascun di questa risma, 40:quand’ avem volta la dolente strada; 41:però che le ferite son richiuse 42:prima ch’altri dinanzi li rivada. 43:Ma tu chi se’ che ’n su lo scoglio muse, 44:forse per indugiar d’ire a la pena 45:ch’è giudicata in su le tue accuse?». 46:«Né morte ’l giunse ancor, né colpa ’l mena», 47:rispuose ’l mio maestro, «a tormentarlo; 48:ma per dar lui esperïenza piena, 49:a me, che morto son, convien menarlo 50:per lo ’nferno qua giù di giro in giro; 51:e quest’ è ver così com’ io ti parlo». 52:Più fuor di cento che, quando l’udiro, 53:s’arrestaron nel fosso a riguardarmi 54:per maraviglia, oblïando il martiro. 55:«Or dì a fra Dolcin dunque che s’armi, 56:tu che forse vedra’ il sole in breve, 57:s’ello non vuol qui tosto seguitarmi, 58:sì di vivanda, che stretta di neve 59:non rechi la vittoria al Noarese, 60:ch’altrimenti acquistar non saria leve». 61:Poi che l’un piè per girsene sospese, 62:Mäometto mi disse esta parola; 63:indi a partirsi in terra lo distese. 64:Un altro, che forata avea la gola 65:e tronco ’l naso infin sotto le ciglia, 66:e non avea mai ch’una orecchia sola, 67:ristato a riguardar per maraviglia 68:con li altri, innanzi a li altri aprì la canna, 69:ch’era di fuor d’ogne parte vermiglia, 70:e disse: «O tu cui colpa non condanna 71:e cu’ io vidi su in terra latina, 72:se troppa simiglianza non m’inganna, 73:rimembriti di Pier da Medicina, 74:se mai torni a veder lo dolce piano 75:che da Vercelli a Marcabò dichina. 76:E fa saper a’ due miglior da Fano, 77:a messer Guido e anco ad Angiolello, 78:che, se l’antiveder qui non è vano, 79:gittati saran fuor di lor vasello 80:e mazzerati presso a la Cattolica 81:per tradimento d’un tiranno fello. 82:Tra l’isola di Cipri e di Maiolica 83:non vide mai sì gran fallo Nettuno, 84:non da pirate, non da gente argolica. 85:Quel traditor che vede pur con l’uno, 86:e tien la terra che tale qui meco 87:vorrebbe di vedere esser digiuno, 88:farà venirli a parlamento seco; 89:poi farà sì, ch’al vento di Focara 90:non sarà lor mestier voto né preco». 91:E io a lui: «Dimostrami e dichiara, 92:se vuo’ ch’i’ porti sù di te novella, 93:chi è colui da la veduta amara». 94:Allor puose la mano a la mascella 95:d’un suo compagno e la bocca li aperse, 96:gridando: «Questi è desso, e non favella. 97:Questi, scacciato, il dubitar sommerse 98:in Cesare, affermando che ’l fornito 99:sempre con danno l’attender sofferse». 100:Oh quanto mi pareva sbigottito 101:con la lingua tagliata ne la strozza 102:Curïo, ch’a dir fu così ardito! 103:E un ch’avea l’una e l’altra man mozza, 104:levando i moncherin per l’aura fosca, 105:sì che ’l sangue facea la faccia sozza, 106:gridò: «Ricordera’ti anche del Mosca, 107:che disse, lasso!, “Capo ha cosa fatta”, 108:che fu mal seme per la gente tosca». 109:E io li aggiunsi: «E morte di tua schiatta»; 110:per ch’elli, accumulando duol con duolo, 111:sen gio come persona trista e matta. 112:Ma io rimasi a riguardar lo stuolo, 113:e vidi cosa ch’io avrei paura, 114:sanza più prova, di contarla solo; 115:se non che coscïenza m’assicura, 116:la buona compagnia che l’uom francheggia 117:sotto l’asbergo del sentirsi pura. 118:Io vidi certo, e ancor par ch’io ’l veggia, 119:un busto sanza capo andar sì come 120:andavan li altri de la trista greggia; 121:e ’l capo tronco tenea per le chiome, 122:pesol con mano a guisa di lanterna: 123:e quel mirava noi e dicea: «Oh me!». 124:Di sé facea a sé stesso lucerna, 125:ed eran due in uno e uno in due; 126:com’ esser può, quei sa che sì governa. 127:Quando diritto al piè del ponte fue, 128:levò ’l braccio alto con tutta la testa 129:per appressarne le parole sue, 130:che fuoro: «Or vedi la pena molesta, 131:tu che, spirando, vai veggendo i morti: 132:vedi s’alcuna è grande come questa. 133:E perché tu di me novella porti, 134:sappi ch’i’ son Bertram dal Bornio, quelli 135:che diedi al re giovane i ma’ conforti. 136:Io feci il padre e ’l figlio in sé ribelli; 137:Achitofèl non fé più d’Absalone 138:e di Davìd coi malvagi punzelli. 139:Perch’ io parti’ così giunte persone, 140:partito porto il mio cerebro, lasso!, 141:dal suo principio ch’è in questo troncone. 142:Così s’osserva in me lo contrapasso».