1:‘Per me si va ne la città dolente, 2:per me si va ne l’etterno dolore, 3:per me si va tra la perduta gente. 4:Giustizia mosse il mio alto fattore; 5:fecemi la divina podestate, 6:la somma sapïenza e ’l primo amore. 7:Dinanzi a me non fuor cose create 8:se non etterne, e io etterno duro. 9:Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’. 10:Queste parole di colore oscuro 11:vid’ ïo scritte al sommo d’una porta; 12:per ch’io: «Maestro, il senso lor m’è duro». 13:Ed elli a me, come persona accorta: 14:«Qui si convien lasciare ogne sospetto; 15:ogne viltà convien che qui sia morta. 16:Noi siam venuti al loco ov’ i’ t’ho detto 17:che tu vedrai le genti dolorose 18:c’hanno perduto il ben de l’intelletto». 19:E poi che la sua mano a la mia puose 20:con lieto volto, ond’ io mi confortai, 21:mi mise dentro a le segrete cose. 22:Quivi sospiri, pianti e alti guai 23:risonavan per l’aere sanza stelle, 24:per ch’io al cominciar ne lagrimai. 25:Diverse lingue, orribili favelle, 26:parole di dolore, accenti d’ira, 27:voci alte e fioche, e suon di man con elle 28:facevano un tumulto, il qual s’aggira 29:sempre in quell’ aura sanza tempo tinta, 30:come la rena quando turbo spira. 31:E io ch’avea d’error la testa cinta, 32:dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo? 33:e che gent’ è che par nel duol sì vinta?». 34:Ed elli a me: «Questo misero modo 35:tegnon l’anime triste di coloro 36:che visser sanza ’nfamia e sanza lodo. 37:Mischiate sono a quel cattivo coro 38:de li angeli che non furon ribelli 39:né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. 40:Caccianli i ciel per non esser men belli, 41:né lo profondo inferno li riceve, 42:ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli». 43:E io: «Maestro, che è tanto greve 44:a lor che lamentar li fa sì forte?». 45:Rispuose: «Dicerolti molto breve. 46:Questi non hanno speranza di morte, 47:e la lor cieca vita è tanto bassa, 48:che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte. 49:Fama di loro il mondo esser non lassa; 50:misericordia e giustizia li sdegna: 51:non ragioniam di lor, ma guarda e passa». 52:E io, che riguardai, vidi una ’nsegna 53:che girando correva tanto ratta, 54:che d’ogne posa mi parea indegna; 55:e dietro le venìa sì lunga tratta 56:di gente, ch’i’ non averei creduto 57:che morte tanta n’avesse disfatta. 58:Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, 59:vidi e conobbi l’ombra di colui 60:che fece per viltade il gran rifiuto. 61:Incontanente intesi e certo fui 62:che questa era la setta d’i cattivi, 63:a Dio spiacenti e a’ nemici sui. 64:Questi sciaurati, che mai non fur vivi, 65:erano ignudi e stimolati molto 66:da mosconi e da vespe ch’eran ivi. 67:Elle rigavan lor di sangue il volto, 68:che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi 69:da fastidiosi vermi era ricolto. 70:E poi ch’a riguardar oltre mi diedi, 71:vidi genti a la riva d’un gran fiume; 72:per ch’io dissi: «Maestro, or mi concedi 73:ch’i’ sappia quali sono, e qual costume 74:le fa di trapassar parer sì pronte, 75:com’ i’ discerno per lo fioco lume». 76:Ed elli a me: «Le cose ti fier conte 77:quando noi fermerem li nostri passi 78:su la trista riviera d’Acheronte». 79:Allor con li occhi vergognosi e bassi, 80:temendo no ’l mio dir li fosse grave, 81:infino al fiume del parlar mi trassi. 82:Ed ecco verso noi venir per nave 83:un vecchio, bianco per antico pelo, 84:gridando: «Guai a voi, anime prave! 85:Non isperate mai veder lo cielo: 86:i’ vegno per menarvi a l’altra riva 87:ne le tenebre etterne, in caldo e ’n gelo. 88:E tu che se’ costì, anima viva, 89:pàrtiti da cotesti che son morti». 90:Ma poi che vide ch’io non mi partiva, 91:disse: «Per altra via, per altri porti 92:verrai a piaggia, non qui, per passare: 93:più lieve legno convien che ti porti». 94:E ’l duca lui: «Caron, non ti crucciare: 95:vuolsi così colà dove si puote 96:ciò che si vuole, e più non dimandare». 97:Quinci fuor quete le lanose gote 98:al nocchier de la livida palude, 99:che ’ntorno a li occhi avea di fiamme rote. 100:Ma quell’ anime, ch’eran lasse e nude, 101:cangiar colore e dibattero i denti, 102:ratto che ’nteser le parole crude. 103:Bestemmiavano Dio e lor parenti, 104:l’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme 105:di lor semenza e di lor nascimenti. 106:Poi si ritrasser tutte quante insieme, 107:forte piangendo, a la riva malvagia 108:ch’attende ciascun uom che Dio non teme. 109:Caron dimonio, con occhi di bragia 110:loro accennando, tutte le raccoglie; 111:batte col remo qualunque s’adagia. 112:Come d’autunno si levan le foglie 113:l’una appresso de l’altra, fin che ’l ramo 114:vede a la terra tutte le sue spoglie, 115:similemente il mal seme d’Adamo 116:gittansi di quel lito ad una ad una, 117:per cenni come augel per suo richiamo. 118:Così sen vanno su per l’onda bruna, 119:e avanti che sien di là discese, 120:anche di qua nuova schiera s’auna. 121:«Figliuol mio», disse ’l maestro cortese, 122:«quelli che muoion ne l’ira di Dio 123:tutti convegnon qui d’ogne paese; 124:e pronti sono a trapassar lo rio, 125:ché la divina giustizia li sprona, 126:sì che la tema si volve in disio. 127:Quinci non passa mai anima buona; 128:e però, se Caron di te si lagna, 129:ben puoi sapere omai che ’l suo dir suona». 130:Finito questo, la buia campagna 131:tremò sì forte, che de lo spavento 132:la mente di sudore ancor mi bagna. 133:La terra lagrimosa diede vento, 134:che balenò una luce vermiglia 135:la qual mi vinse ciascun sentimento; 136:e caddi come l’uom cui sonno piglia.