1:La bocca sollevò dal fiero pasto 2:quel peccator, forbendola a’ capelli 3:del capo ch’elli avea di retro guasto. 4:Poi cominciò: «Tu vuo’ ch’io rinovelli 5:disperato dolor che ’l cor mi preme 6:già pur pensando, pria ch’io ne favelli. 7:Ma se le mie parole esser dien seme 8:che frutti infamia al traditor ch’i’ rodo, 9:parlar e lagrimar vedrai insieme. 10:Io non so chi tu se’ né per che modo 11:venuto se’ qua giù; ma fiorentino 12:mi sembri veramente quand’ io t’odo. 13:Tu dei saper ch’i’ fui conte Ugolino, 14:e questi è l’arcivescovo Ruggieri: 15:or ti dirò perché i son tal vicino. 16:Che per l’effetto de’ suo’ mai pensieri, 17:fidandomi di lui, io fossi preso 18:e poscia morto, dir non è mestieri; 19:però quel che non puoi avere inteso, 20:cioè come la morte mia fu cruda, 21:udirai, e saprai s’e’ m’ha offeso. 22:Breve pertugio dentro da la Muda, 23:la qual per me ha ’l titol de la fame, 24:e che conviene ancor ch’altrui si chiuda, 25:m’avea mostrato per lo suo forame 26:più lune già, quand’ io feci ’l mal sonno 27:che del futuro mi squarciò ’l velame. 28:Questi pareva a me maestro e donno, 29:cacciando il lupo e ’ lupicini al monte 30:per che i Pisan veder Lucca non ponno. 31:Con cagne magre, studïose e conte 32:Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi 33:s’avea messi dinanzi da la fronte. 34:In picciol corso mi parieno stanchi 35:lo padre e ’ figli, e con l’agute scane 36:mi parea lor veder fender li fianchi. 37:Quando fui desto innanzi la dimane, 38:pianger senti’ fra ’l sonno i miei figliuoli 39:ch’eran con meco, e dimandar del pane. 40:Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli 41:pensando ciò che ’l mio cor s’annunziava; 42:e se non piangi, di che pianger suoli? 43:Già eran desti, e l’ora s’appressava 44:che ’l cibo ne solëa essere addotto, 45:e per suo sogno ciascun dubitava; 46:e io senti’ chiavar l’uscio di sotto 47:a l’orribile torre; ond’ io guardai 48:nel viso a’ mie’ figliuoi sanza far motto. 49:Io non piangëa, sì dentro impetrai: 50:piangevan elli; e Anselmuccio mio 51:disse: “Tu guardi sì, padre! che hai?”. 52:Perciò non lagrimai né rispuos’ io 53:tutto quel giorno né la notte appresso, 54:infin che l’altro sol nel mondo uscìo. 55:Come un poco di raggio si fu messo 56:nel doloroso carcere, e io scorsi 57:per quattro visi il mio aspetto stesso, 58:ambo le man per lo dolor mi morsi; 59:ed ei, pensando ch’io ’l fessi per voglia 60:di manicar, di sùbito levorsi 61:e disser: “Padre, assai ci fia men doglia 62:se tu mangi di noi: tu ne vestisti 63:queste misere carni, e tu le spoglia”. 64:Queta’mi allor per non farli più tristi; 65:lo dì e l’altro stemmo tutti muti; 66:ahi dura terra, perché non t’apristi? 67:Poscia che fummo al quarto dì venuti, 68:Gaddo mi si gittò disteso a’ piedi, 69:dicendo: “Padre mio, ché non m’aiuti?”. 70:Quivi morì; e come tu mi vedi, 71:vid’ io cascar li tre ad uno ad uno 72:tra ’l quinto dì e ’l sesto; ond’ io mi diedi, 73:già cieco, a brancolar sovra ciascuno, 74:e due dì li chiamai, poi che fur morti. 75:Poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno». 76:Quand’ ebbe detto ciò, con li occhi torti 77:riprese ’l teschio misero co’ denti, 78:che furo a l’osso, come d’un can, forti. 79:Ahi Pisa, vituperio de le genti 80:del bel paese là dove ’l sì suona, 81:poi che i vicini a te punir son lenti, 82:muovasi la Capraia e la Gorgona, 83:e faccian siepe ad Arno in su la foce, 84:sì ch’elli annieghi in te ogne persona! 85:Che se ’l conte Ugolino aveva voce 86:d’aver tradita te de le castella, 87:non dovei tu i figliuoi porre a tal croce. 88:Innocenti facea l’età novella, 89:novella Tebe, Uguiccione e ’l Brigata 90:e li altri due che ’l canto suso appella. 91:Noi passammo oltre, là ’ve la gelata 92:ruvidamente un’altra gente fascia, 93:non volta in giù, ma tutta riversata. 94:Lo pianto stesso lì pianger non lascia, 95:e ’l duol che truova in su li occhi rintoppo, 96:si volge in entro a far crescer l’ambascia; 97:ché le lagrime prime fanno groppo, 98:e sì come visiere di cristallo, 99:rïempion sotto ’l ciglio tutto il coppo. 100:E avvegna che, sì come d’un callo, 101:per la freddura ciascun sentimento 102:cessato avesse del mio viso stallo, 103:già mi parea sentire alquanto vento; 104:per ch’io: «Maestro mio, questo chi move? 105:non è qua giù ogne vapore spento?». 106:Ond’ elli a me: «Avaccio sarai dove 107:di ciò ti farà l’occhio la risposta, 108:veggendo la cagion che ’l fiato piove». 109:E un de’ tristi de la fredda crosta 110:gridò a noi: «O anime crudeli 111:tanto che data v’è l’ultima posta, 112:levatemi dal viso i duri veli, 113:sì ch’ïo sfoghi ’l duol che ’l cor m’impregna, 114:un poco, pria che ’l pianto si raggeli». 115:Per ch’io a lui: «Se vuo’ ch’i’ ti sovvegna, 116:dimmi chi se’, e s’io non ti disbrigo, 117:al fondo de la ghiaccia ir mi convegna». 118:Rispuose adunque: «I’ son frate Alberigo; 119:i’ son quel da le frutta del mal orto, 120:che qui riprendo dattero per figo». 121:«Oh», diss’ io lui, «or se’ tu ancor morto?». 122:Ed elli a me: «Come ’l mio corpo stea 123:nel mondo sù, nulla scïenza porto. 124:Cotal vantaggio ha questa Tolomea, 125:che spesse volte l’anima ci cade 126:innanzi ch’Atropòs mossa le dea. 127:E perché tu più volentier mi rade 128:le ’nvetrïate lagrime dal volto, 129:sappie che, tosto che l’anima trade 130:come fec’ ïo, il corpo suo l’è tolto 131:da un demonio, che poscia il governa 132:mentre che ’l tempo suo tutto sia vòlto. 133:Ella ruina in sì fatta cisterna; 134:e forse pare ancor lo corpo suso 135:de l’ombra che di qua dietro mi verna. 136:Tu ’l dei saper, se tu vien pur mo giuso: 137:elli è ser Branca Doria, e son più anni 138:poscia passati ch’el fu sì racchiuso». 139:«Io credo», diss’ io lui, «che tu m’inganni; 140:ché Branca Doria non morì unquanche, 141:e mangia e bee e dorme e veste panni». 142:«Nel fosso sù», diss’ el, «de’ Malebranche, 143:là dove bolle la tenace pece, 144:non era ancora giunto Michel Zanche, 145:che questi lasciò il diavolo in sua vece 146:nel corpo suo, ed un suo prossimano 147:che ’l tradimento insieme con lui fece. 148:Ma distendi oggimai in qua la mano; 149:aprimi li occhi». E io non gliel’ apersi; 150:e cortesia fu lui esser villano. 151:Ahi Genovesi, uomini diversi 152:d’ogne costume e pien d’ogne magagna, 153:perché non siete voi del mondo spersi? 154:Ché col peggiore spirto di Romagna 155:trovai di voi un tal, che per sua opra 156:in anima in Cocito già si bagna, 157:e in corpo par vivo ancor di sopra.