1:Parea dinanzi a me con l’ali aperte 2:la bella image che nel dolce frui 3:liete facevan l’anime conserte; 4:parea ciascuna rubinetto in cui 5:raggio di sole ardesse sì acceso, 6:che ne’ miei occhi rifrangesse lui. 7:E quel che mi convien ritrar testeso, 8:non portò voce mai, né scrisse incostro, 9:né fu per fantasia già mai compreso; 10:ch’io vidi e anche udi’ parlar lo rostro, 11:e sonar ne la voce e «io» e «mio», 12:quand’ era nel concetto e ‘noi’ e ‘nostro’. 13:E cominciò: «Per esser giusto e pio 14:son io qui essaltato a quella gloria 15:che non si lascia vincere a disio; 16:e in terra lasciai la mia memoria 17:sì fatta, che le genti lì malvage 18:commendan lei, ma non seguon la storia». 19:Così un sol calor di molte brage 20:si fa sentir, come di molti amori 21:usciva solo un suon di quella image. 22:Ond’ io appresso: «O perpetüi fiori 23:de l’etterna letizia, che pur uno 24:parer mi fate tutti vostri odori, 25:solvetemi, spirando, il gran digiuno 26:che lungamente m’ha tenuto in fame, 27:non trovandoli in terra cibo alcuno. 28:Ben so io che, se ’n cielo altro reame 29:la divina giustizia fa suo specchio, 30:che ’l vostro non l’apprende con velame. 31:Sapete come attento io m’apparecchio 32:ad ascoltar; sapete qual è quello 33:dubbio che m’è digiun cotanto vecchio». 34:Quasi falcone ch’esce del cappello, 35:move la testa e con l’ali si plaude, 36:voglia mostrando e faccendosi bello, 37:vid’ io farsi quel segno, che di laude 38:de la divina grazia era contesto, 39:con canti quai si sa chi là sù gaude. 40:Poi cominciò: «Colui che volse il sesto 41:a lo stremo del mondo, e dentro ad esso 42:distinse tanto occulto e manifesto, 43:non poté suo valor sì fare impresso 44:in tutto l’universo, che ’l suo verbo 45:non rimanesse in infinito eccesso. 46:E ciò fa certo che ’l primo superbo, 47:che fu la somma d’ogne creatura, 48:per non aspettar lume, cadde acerbo; 49:e quinci appar ch’ogne minor natura 50:è corto recettacolo a quel bene 51:che non ha fine e sé con sé misura. 52:Dunque vostra veduta, che convene 53:esser alcun de’ raggi de la mente 54:di che tutte le cose son ripiene, 55:non pò da sua natura esser possente 56:tanto, che suo principio discerna 57:molto di là da quel che l’è parvente. 58:Però ne la giustizia sempiterna 59:la vista che riceve il vostro mondo, 60:com’ occhio per lo mare, entro s’interna; 61:che, ben che da la proda veggia il fondo, 62:in pelago nol vede; e nondimeno 63:èli, ma cela lui l’esser profondo. 64:Lume non è, se non vien dal sereno 65:che non si turba mai; anzi è tenèbra 66:od ombra de la carne o suo veleno. 67:Assai t’è mo aperta la latebra 68:che t’ascondeva la giustizia viva, 69:di che facei question cotanto crebra; 70:ché tu dicevi: “Un uom nasce a la riva 71:de l’Indo, e quivi non è chi ragioni 72:di Cristo né chi legga né chi scriva; 73:e tutti suoi voleri e atti buoni 74:sono, quanto ragione umana vede, 75:sanza peccato in vita o in sermoni. 76:Muore non battezzato e sanza fede: 77:ov’ è questa giustizia che ’l condanna? 78:ov’ è la colpa sua, se ei non crede?”. 79:Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna, 80:per giudicar di lungi mille miglia 81:con la veduta corta d’una spanna? 82:Certo a colui che meco s’assottiglia, 83:se la Scrittura sovra voi non fosse, 84:da dubitar sarebbe a maraviglia. 85:Oh terreni animali! oh menti grosse! 86:La prima volontà, ch’è da sé buona, 87:da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse. 88:Cotanto è giusto quanto a lei consuona: 89:nullo creato bene a sé la tira, 90:ma essa, radïando, lui cagiona». 91:Quale sovresso il nido si rigira 92:poi c’ha pasciuti la cicogna i figli, 93:e come quel ch’è pasto la rimira; 94:cotal si fece, e sì leväi i cigli, 95:la benedetta imagine, che l’ali 96:movea sospinte da tanti consigli. 97:Roteando cantava, e dicea: «Quali 98:son le mie note a te, che non le ’ntendi, 99:tal è il giudicio etterno a voi mortali». 100:Poi si quetaro quei lucenti incendi 101:de lo Spirito Santo ancor nel segno 102:che fé i Romani al mondo reverendi, 103:esso ricominciò: «A questo regno 104:non salì mai chi non credette ’n Cristo, 105:né pria né poi ch’el si chiavasse al legno. 106:Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”, 107:che saranno in giudicio assai men prope 108:a lui, che tal che non conosce Cristo; 109:e tai Cristian dannerà l’Etïòpe, 110:quando si partiranno i due collegi, 111:l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe. 112:Che poran dir li Perse a’ vostri regi, 113:come vedranno quel volume aperto 114:nel qual si scrivon tutti suoi dispregi? 115:Lì si vedrà, tra l’opere d’Alberto, 116:quella che tosto moverà la penna, 117:per che ’l regno di Praga fia diserto. 118:Lì si vedrà il duol che sovra Senna 119:induce, falseggiando la moneta, 120:quel che morrà di colpo di cotenna. 121:Lì si vedrà la superbia ch’asseta, 122:che fa lo Scotto e l’Inghilese folle, 123:sì che non può soffrir dentro a sua meta. 124:Vedrassi la lussuria e ’l viver molle 125:di quel di Spagna e di quel di Boemme, 126:che mai valor non conobbe né volle. 127:Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme 128:segnata con un i la sua bontate, 129:quando ’l contrario segnerà un emme. 130:Vedrassi l’avarizia e la viltate 131:di quei che guarda l’isola del foco, 132:ove Anchise finì la lunga etate; 133:e a dare ad intender quanto è poco, 134:la sua scrittura fian lettere mozze, 135:che noteranno molto in parvo loco. 136:E parranno a ciascun l’opere sozze 137:del barba e del fratel, che tanto egregia 138:nazione e due corone han fatte bozze. 139:E quel di Portogallo e di Norvegia 140:lì si conosceranno, e quel di Rascia 141:che male ha visto il conio di Vinegia. 142:Oh beata Ungheria, se non si lascia 143:più malmenare! e beata Navarra, 144:se s’armasse del monte che la fascia! 145:E creder de’ ciascun che già, per arra 146:di questo, Niccosïa e Famagosta 147:per la lor bestia si lamenti e garra, 148:che dal fianco de l’altre non si scosta».