1:«Vergine Madre, figlia del tuo figlio, 2:umile e alta più che creatura, 3:termine fisso d’etterno consiglio, 4:tu se’ colei che l’umana natura 5:nobilitasti sì, che ’l suo fattore 6:non disdegnò di farsi sua fattura. 7:Nel ventre tuo si raccese l’amore, 8:per lo cui caldo ne l’etterna pace 9:così è germinato questo fiore. 10:Qui se’ a noi meridïana face 11:di caritate, e giuso, intra ’ mortali, 12:se’ di speranza fontana vivace. 13:Donna, se’ tanto grande e tanto vali, 14:che qual vuol grazia e a te non ricorre, 15:sua disïanza vuol volar sanz’ ali. 16:La tua benignità non pur soccorre 17:a chi domanda, ma molte fïate 18:liberamente al dimandar precorre. 19:In te misericordia, in te pietate, 20:in te magnificenza, in te s’aduna 21:quantunque in creatura è di bontate. 22:Or questi, che da l’infima lacuna 23:de l’universo infin qui ha vedute 24:le vite spiritali ad una ad una, 25:supplica a te, per grazia, di virtute 26:tanto, che possa con li occhi levarsi 27:più alto verso l’ultima salute. 28:E io, che mai per mio veder non arsi 29:più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi 30:ti porgo, e priego che non sieno scarsi, 31:perché tu ogne nube li disleghi 32:di sua mortalità co’ prieghi tuoi, 33:sì che ’l sommo piacer li si dispieghi. 34:Ancor ti priego, regina, che puoi 35:ciò che tu vuoli, che conservi sani, 36:dopo tanto veder, li affetti suoi. 37:Vinca tua guardia i movimenti umani: 38:vedi Beatrice con quanti beati 39:per li miei prieghi ti chiudon le mani!». 40:Li occhi da Dio diletti e venerati, 41:fissi ne l’orator, ne dimostraro 42:quanto i devoti prieghi le son grati; 43:indi a l’etterno lume s’addrizzaro, 44:nel qual non si dee creder che s’invii 45:per creatura l’occhio tanto chiaro. 46:E io ch’al fine di tutt’ i disii 47:appropinquava, sì com’ io dovea, 48:l’ardor del desiderio in me finii. 49:Bernardo m’accennava, e sorridea, 50:perch’ io guardassi suso; ma io era 51:già per me stesso tal qual ei volea: 52:ché la mia vista, venendo sincera, 53:e più e più intrava per lo raggio 54:de l’alta luce che da sé è vera. 55:Da quinci innanzi il mio veder fu maggio 56:che ’l parlar mostra, ch’a tal vista cede, 57:e cede la memoria a tanto oltraggio. 58:Qual è colüi che sognando vede, 59:che dopo ’l sogno la passione impressa 60:rimane, e l’altro a la mente non riede, 61:cotal son io, ché quasi tutta cessa 62:mia visïone, e ancor mi distilla 63:nel core il dolce che nacque da essa. 64:Così la neve al sol si disigilla; 65:così al vento ne le foglie levi 66:si perdea la sentenza di Sibilla. 67:O somma luce che tanto ti levi 68:da’ concetti mortali, a la mia mente 69:ripresta un poco di quel che parevi, 70:e fa la lingua mia tanto possente, 71:ch’una favilla sol de la tua gloria 72:possa lasciare a la futura gente; 73:ché, per tornare alquanto a mia memoria 74:e per sonare un poco in questi versi, 75:più si conceperà di tua vittoria. 76:Io credo, per l’acume ch’io soffersi 77:del vivo raggio, ch’i’ sarei smarrito, 78:se li occhi miei da lui fossero aversi. 79:E’ mi ricorda ch’io fui più ardito 80:per questo a sostener, tanto ch’i’ giunsi 81:l’aspetto mio col valore infinito. 82:Oh abbondante grazia ond’ io presunsi 83:ficcar lo viso per la luce etterna, 84:tanto che la veduta vi consunsi! 85:Nel suo profondo vidi che s’interna, 86:legato con amore in un volume, 87:ciò che per l’universo si squaderna: 88:sustanze e accidenti e lor costume 89:quasi conflati insieme, per tal modo 90:che ciò ch’i’ dico è un semplice lume. 91:La forma universal di questo nodo 92:credo ch’i’ vidi, perché più di largo, 93:dicendo questo, mi sento ch’i’ godo. 94:Un punto solo m’è maggior letargo 95:che venticinque secoli a la ’mpresa 96:che fé Nettuno ammirar l’ombra d’Argo. 97:Così la mente mia, tutta sospesa, 98:mirava fissa, immobile e attenta, 99:e sempre di mirar faceasi accesa. 100:A quella luce cotal si diventa, 101:che volgersi da lei per altro aspetto 102:è impossibil che mai si consenta; 103:però che ’l ben, ch’è del volere obietto, 104:tutto s’accoglie in lei, e fuor di quella 105:è defettivo ciò ch’è lì perfetto. 106:Omai sarà più corta mia favella, 107:pur a quel ch’io ricordo, che d’un fante 108:che bagni ancor la lingua a la mammella. 109:Non perché più ch’un semplice sembiante 110:fosse nel vivo lume ch’io mirava, 111:che tal è sempre qual s’era davante; 112:ma per la vista che s’avvalorava 113:in me guardando, una sola parvenza, 114:mutandom’ io, a me si travagliava. 115:Ne la profonda e chiara sussistenza 116:de l’alto lume parvermi tre giri 117:di tre colori e d’una contenenza; 118:e l’un da l’altro come iri da iri 119:parea reflesso, e ’l terzo parea foco 120:che quinci e quindi igualmente si spiri. 121:Oh quanto è corto il dire e come fioco 122:al mio concetto! e questo, a quel ch’i’ vidi, 123:è tanto, che non basta a dicer ‘poco’. 124:O luce etterna che sola in te sidi, 125:sola t’intendi, e da te intelletta 126:e intendente te ami e arridi! 127:Quella circulazion che sì concetta 128:pareva in te come lume reflesso, 129:da li occhi miei alquanto circunspetta, 130:dentro da sé, del suo colore stesso, 131:mi parve pinta de la nostra effige: 132:per che ’l mio viso in lei tutto era messo. 133:Qual è ’l geomètra che tutto s’affige 134:per misurar lo cerchio, e non ritrova, 135:pensando, quel principio ond’ elli indige, 136:tal era io a quella vista nova: 137:veder voleva come si convenne 138:l’imago al cerchio e come vi s’indova; 139:ma non eran da ciò le proprie penne: 140:se non che la mia mente fu percossa 141:da un fulgore in che sua voglia venne. 142:A l’alta fantasia qui mancò possa; 143:ma già volgeva il mio disio e ’l velle, 144:sì come rota ch’igualmente è mossa, 145:l’amor che move il sole e l’altre stelle.