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136 lines
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1:«Ecco la fiera con la coda aguzza,
2:che passa i monti, e rompe i muri e l’armi!
3:Ecco colei che tutto ’l mondo appuzza!».
4:Sì cominciò lo mio duca a parlarmi;
5:e accennolle che venisse a proda
6:vicino al fin d’ i passeggiati marmi.
7:E quella sozza imagine di froda
8:sen venne, e arrivò la testa e ’l busto,
9:ma ’n su la riva non trasse la coda.
10:La faccia sua era faccia d’ uom giusto,
11:tanto benigna avea di fuor la pelle,
12:e d’un serpente tutto l’altro fusto;
13:due branche avea pilose insin l’ascelle;
14:lo dosso e ’l petto e ambedue le coste
15:dipinti avea di nodi e di rotelle.
16:Con più color, sommesse e sovraposte
17:non fer mai drappi Tartari né Turchi,
18:né fuor tai tele per Aragne imposte.
19:Come talvolta stanno a riva i burchi,
20:che parte sono in acqua e parte in terra,
21:e come là tra li Tedeschi lurchi
22:lo bivero s’assetta a far sua guerra,
23:così la fiera pessima si stava
24:su l’orlo ch’è di pietra e ’l sabbion serra.
25:Nel vano tutta sua coda guizzava,
26:torcendo in sù la venenosa forca
27:ch’ a guisa di scorpion la punta armava.
28:Lo duca disse: «Or convien che si torca
29:la nostra via un poco insino a quella
30:bestia malvagia che colà si corca».
31:Però scendemmo a la destra mammella,
32:e diece passi femmo in su lo stremo,
33:per ben cessar la rena e la fiammella.
34:E quando noi a lei venuti semo,
35:poco più oltre veggio in su la rena
36:gente seder propinqua al loco scemo.
37:Quivi ’l maestro «Acciò che tutta piena
38:esperïenza d’esto giron porti»,
39:mi disse, «va, e vedi la lor mena.
40:Li tuoi ragionamenti sian là corti;
41:mentre che torni, parlerò con questa,
42:che ne conceda i suoi omeri forti».
43:Così ancor su per la strema testa
44:di quel settimo cerchio tutto solo
45:andai, dove sedea la gente mesta.
46:Per li occhi fora scoppiava lor duolo;
47: di qua, di là soccorrien con le mani
48:quando a’ vapori, e quando al caldo suolo:
49:non altrimenti fan di state i cani
50:or col ceffo, or col piè, quando son morsi
51:o da pulci o da mosche o da tafani.
52:Poi che nel viso a certi li occhi porsi,
53:ne’ quali ’l doloroso foco casca,
54:non ne conobbi alcun; ma io m’ accorsi
55:che dal collo a ciascun pendea una tasca
56:ch’avea certo colore e certo segno,
57:e quindi par che ’l loro occhio si pasca.
58:E com’ io riguardando tra lor vegno,
59:in una borsa gialla vidi azzurro
60:che d’ un leone avea faccia e contegno.
61:Poi, procedendo di mio sguardo il curro,
62:vidine un’ altra come sangue rossa,
63:mostrando un’oca bianca più che burro.
64:E un che d’una scrofa azzurra e grossa
65:segnato avea lo suo sacchetto bianco,
66:mi disse: «Che fai tu in questa fossa?
67:Or te ne va; e perché se’ vivo anco,
68:sappi che ’l mio vicin Vitaliano
69:sederà qui dal mio sinistro fianco.
70:Con questi Fiorentin son padoano:
71:spesse fïate mi ’ntronan li orecchi
72:gridando: “Vegna ’l cavalier sovrano,
73:che recherà la tasca con tre becchi!”».
74:Qui distorse la bocca e di fuor trasse
75:la lingua, come bue che ’l naso lecchi.
76:E io, temendo no ’l più star crucciasse
77:lui che di poco star m’ avea ’mmonito,
78:torna’ mi in dietro da l’ anime lasse.
79:Trova’ il duca mio ch’era salito
80:già su la groppa del fiero animale,
81:e disse a me: «Or sie forte e ardito.
82:Omai si scende per sì fatte scale;
83:monta dinanzi, ch’ i’ voglio esser mezzo,
84:sì che la coda non possa far male».
85:Qual è colui che sì presso ha ’l riprezzo
86:de la quartana, c’ha già l’unghie smorte,
87:e triema tutto pur guardando ’l rezzo,
88:tal divenn’ io a le parole porte;
89:ma vergogna mi fé le sue minacce,
90:che innanzi a buon segnor fa servo forte.
91:I’ m’assettai in su quelle spallacce;
92:sì volli dir, ma la voce non venne
93:com’ io credetti: ‘ Fa che tu m’ abbracce’ .
94:Ma esso, ch’ altra volta mi sovvenne
95:ad altro forse, tosto ch’ i’ montai
96:con le braccia m’ avvinse e mi sostenne;
97:e disse: «Gerïon, moviti omai:
98:le rote larghe, e lo scender sia poco:
99:pensa la nova soma che tu hai».
100:Come la navicella esce di loco
101:in dietro in dietro, sì quindi si tolse;
102:e poi ch’al tutto si sentì a gioco,
103:là ’v’ era ’l petto, la coda rivolse,
104:e quella tesa, come anguilla, mosse,
105:e con le branche l’aere a sé raccolse.
106:Maggior paura non credo che fosse
107:quando Fetonte abbandonò li freni,
108:per che ’l ciel, come pare ancor, si cosse;
109:né quando Icaro misero le reni
110:sentì spennar per la scaldata cera,
111:gridando il padre a lui «Mala via tieni!»,
112:che fu la mia, quando vidi ch’ i’ era
113:ne l’aere d’ ogne parte, e vidi spenta
114:ogne veduta fuor che de la fera.
115:Ella sen va notando lenta lenta:
116:rota e discende, ma non me n’ accorgo
117:se non che al viso e di sotto mi venta.
118:Io sentia già da la man destra il gorgo
119:far sotto noi un orribile scroscio,
120:per che con li occhi ’n giù la testa sporgo.
121:Allor fu’ io più timido a lo stoscio,
122:però ch’ i’ vidi fuochi e senti’ pianti;
123:ond’ io tremando tutto mi raccoscio.
124:E vidi poi, ché nol vedea davanti,
125:lo scendere e ’l girar per li gran mali
126:che s’appressavan da diversi canti.
127:Come ’l falcon ch’ è stato assai su l’ ali,
128:che sanza veder logoro o uccello
129:fa dire al falconiere «Omè, tu cali!»,
130:discende lasso onde si move isnello,
131:per cento rote, e da lunge si pone
132:dal suo maestro, disdegnoso e fello;
133:così ne puose al fondo Gerione
134:al piè al piè de la stagliata rocca,
135:e, discarcate le nostre persone,
136:si dileguò come da corda cocca.