Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:Ricorditi, lettor, se mai ne l’alpe
2:ti colse nebbia per la qual vedessi
3:non altrimenti che per pelle talpe,
4:come, quando i vapori umidi e spessi
5:a diradar cominciansi, la spera
6:del sol debilemente entra per essi;
7:e fia la tua imagine leggera
8:in giugnere a veder com’ io rividi
9:lo sole in pria, che già nel corcar era.
10:Sì, pareggiando i miei co’ passi fidi
11:del mio maestro, usci’ fuor di tal nube
12:ai raggi morti già ne’ bassi lidi.
13:O imaginativa che ne rube
14:talvolta sì di fuor, ch’om non s’accorge
15:perché dintorno suonin mille tube,
16:chi move te, se ’l senso non ti porge?
17:Moveti lume che nel ciel s’informa,
18:per sé o per voler che giù lo scorge.
19:De l’empiezza di lei che mutò forma
20:ne l’uccel ch’a cantar più si diletta,
21:ne l’imagine mia apparve l’orma;
22:e qui fu la mia mente sì ristretta
23:dentro da sé, che di fuor non venìa
24:cosa che fosse allor da lei ricetta.
25:Poi piovve dentro a l’alta fantasia
26:un crucifisso, dispettoso e fero
27:ne la sua vista, e cotal si moria;
28:intorno ad esso era il grande Assüero,
29:Estèr sua sposa e ’l giusto Mardoceo,
30:che fu al dire e al far così intero.
31:E come questa imagine rompeo
32:sé per sé stessa, a guisa d’una bulla
33:cui manca l’acqua sotto qual si feo,
34:surse in mia visïone una fanciulla
35:piangendo forte, e dicea: «O regina,
36:perché per ira hai voluto esser nulla?
37:Ancisa t’hai per non perder Lavina;
38:or m’hai perduta! Io son essa che lutto,
39:madre, a la tua pria ch’a l’altrui ruina».
40:Come si frange il sonno ove di butto
41:nova luce percuote il viso chiuso,
42:che fratto guizza pria che muoia tutto;
43:così l’imaginar mio cadde giuso
44:tosto che lume il volto mi percosse,
45:maggior assai che quel ch’è in nostro uso.
46:I’ mi volgea per veder ov’ io fosse,
47:quando una voce disse «Qui si monta»,
48:che da ogne altro intento mi rimosse;
49:e fece la mia voglia tanto pronta
50:di riguardar chi era che parlava,
51:che mai non posa, se non si raffronta.
52:Ma come al sol che nostra vista grava
53:e per soverchio sua figura vela,
54:così la mia virtù quivi mancava.
55:«Questo è divino spirito, che ne la
56:via da ir sù ne drizza sanza prego,
57:e col suo lume sé medesmo cela.
58:Sì fa con noi, come l’uom si fa sego;
59:ché quale aspetta prego e l’uopo vede,
60:malignamente già si mette al nego.
61:Or accordiamo a tanto invito il piede;
62:procacciam di salir pria che s’abbui,
63:ché poi non si poria, se ’l dì non riede».
64:Così disse il mio duca, e io con lui
65:volgemmo i nostri passi ad una scala;
66:e tosto ch’io al primo grado fui,
67:senti’mi presso quasi un muover d’ala
68:e ventarmi nel viso e dir: ‘Beati
69:pacifici, che son sanz’ ira mala!’.
70:Già eran sovra noi tanto levati
71:li ultimi raggi che la notte segue,
72:che le stelle apparivan da più lati.
73:‘O virtù mia, perché sì ti dilegue?’,
74:fra me stesso dicea, ché mi sentiva
75:la possa de le gambe posta in triegue.
76:Noi eravam dove più non saliva
77:la scala sù, ed eravamo affissi,
78:pur come nave ch’a la piaggia arriva.
79:E io attesi un poco, s’io udissi
80:alcuna cosa nel novo girone;
81:poi mi volsi al maestro mio, e dissi:
82:«Dolce mio padre, dì, quale offensione
83:si purga qui nel giro dove semo?
84:Se i piè si stanno, non stea tuo sermone».
85:Ed elli a me: «L’amor del bene, scemo
86:del suo dover, quiritta si ristora;
87:qui si ribatte il mal tardato remo.
88:Ma perché più aperto intendi ancora,
89:volgi la mente a me, e prenderai
90:alcun buon frutto di nostra dimora».
91:«Né creator né creatura mai»,
92:cominciò el, «figliuol, fu sanza amore,
93:o naturale o d’animo; e tu ’l sai.
94:Lo naturale è sempre sanza errore,
95:ma l’altro puote errar per malo obietto
96:o per troppo o per poco di vigore.
97:Mentre ch’elli è nel primo ben diretto,
98:e ne’ secondi sé stesso misura,
99:esser non può cagion di mal diletto;
100:ma quando al mal si torce, o con più cura
101:o con men che non dee corre nel bene,
102:contra ’l fattore adovra sua fattura.
103:Quinci comprender puoi ch’esser convene
104:amor sementa in voi d’ogne virtute
105:e d’ogne operazion che merta pene.
106:Or, perché mai non può da la salute
107:amor del suo subietto volger viso,
108:da l’odio proprio son le cose tute;
109:e perché intender non si può diviso,
110:e per sé stante, alcuno esser dal primo,
111:da quello odiare ogne effetto è deciso.
112:Resta, se dividendo bene stimo,
113:che ’l mal che s’ama è del prossimo; ed esso
114:amor nasce in tre modi in vostro limo.
115:È chi, per esser suo vicin soppresso,
116:spera eccellenza, e sol per questo brama
117:ch’el sia di sua grandezza in basso messo;
118:è chi podere, grazia, onore e fama
119:teme di perder perch’ altri sormonti,
120:onde s’attrista sì che ’l contrario ama;
121:ed è chi per ingiuria par ch’aonti,
122:sì che si fa de la vendetta ghiotto,
123:e tal convien che ’l male altrui impronti.
124:Questo triforme amor qua giù di sotto
125:si piange: or vo’ che tu de l’altro intende,
126:che corre al ben con ordine corrotto.
127:Ciascun confusamente un bene apprende
128:nel qual si queti l’animo, e disira;
129:per che di giugner lui ciascun contende.
130:Se lento amore a lui veder vi tira
131:o a lui acquistar, questa cornice,
132:dopo giusto penter, ve ne martira.
133:Altro ben è che non fa l’uom felice;
134:non è felicità, non è la buona
135:essenza, d’ogne ben frutto e radice.
136:L’amor ch’ad esso troppo s’abbandona,
137:di sovr’ a noi si piange per tre cerchi;
138:ma come tripartito si ragiona,
139:tacciolo, acciò che tu per te ne cerchi».