Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:Non era ancor di là Nesso arrivato,
2:quando noi ci mettemmo per un bosco
3:che da neun sentiero era segnato.
4:Non fronda verde, ma di color fosco;
5:non rami schietti, ma nodosi e ’nvolti;
6:non pomi v’eran, ma stecchi con tòsco.
7:Non han sì aspri sterpi né sì folti
8:quelle fiere selvagge che ’n odio hanno
9:tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.
10:Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,
11:che cacciar de le Strofade i Troiani
12:con tristo annunzio di futuro danno.
13:Ali hanno late, e colli e visi umani,
14:piè con artigli, e pennuto ’l gran ventre;
15:fanno lamenti in su li alberi strani.
16:E ’l buon maestro «Prima che più entre,
17:sappi che se’ nel secondo girone»,
18:mi cominciò a dire, «e sarai mentre
19:che tu verrai ne l’orribil sabbione.
20:Però riguarda ben; sì vederai
21:cose che torrien fede al mio sermone».
22:Io sentia d’ogne parte trarre guai
23:e non vedea persona che ’l facesse;
24:per ch’io tutto smarrito m’arrestai.
25:Cred’ ïo ch’ei credette ch’io credesse
26:che tante voci uscisser, tra quei bronchi,
27:da gente che per noi si nascondesse.
28:Però disse ’l maestro: «Se tu tronchi
29:qualche fraschetta d’una d’este piante,
30:li pensier c’hai si faran tutti monchi».
31:Allor porsi la mano un poco avante
32:e colsi un ramicel da un gran pruno;
33:e ’l tronco suo gridò: «Perché mi schiante?».
34:Da che fatto fu poi di sangue bruno,
35:ricominciò a dir: «Perché mi scerpi?
36:non hai tu spirto di pietade alcuno?
37:Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:
38:ben dovrebb’ esser la tua man più pia,
39:se state fossimo anime di serpi».
40:Come d’un stizzo verde ch’arso sia
41:da l’un de’ capi, che da l’altro geme
42:e cigola per vento che va via,
43:sì de la scheggia rotta usciva insieme
44:parole e sangue; ond’ io lasciai la cima
45:cadere, e stetti come l’uom che teme.
46:«S’elli avesse potuto creder prima»,
47:rispuose ’l savio mio, «anima lesa,
48:ciò c’ha veduto pur con la mia rima,
49:non averebbe in te la man distesa;
50:ma la cosa incredibile mi fece
51:indurlo ad ovra ch’a me stesso pesa.
52:Ma dilli chi tu fosti, sì che ’n vece
53:d’alcun’ ammenda tua fama rinfreschi
54:nel mondo sù, dove tornar li lece».
55:E ’l tronco: «Sì col dolce dir m’adeschi,
56:ch’i’ non posso tacere; e voi non gravi
57:perch’ ïo un poco a ragionar m’inveschi.
58:Io son colui che tenni ambo le chiavi
59:del cor di Federigo, e che le volsi,
60:serrando e diserrando, sì soavi,
61:che dal secreto suo quasi ogn’ uom tolsi;
62:fede portai al glorïoso offizio,
63:tanto ch’i’ ne perde’ li sonni e ’ polsi.
64:La meretrice che mai da l’ospizio
65:di Cesare non torse li occhi putti,
66:morte comune e de le corti vizio,
67:infiammò contra me li animi tutti;
68:e li ’nfiammati infiammar sì Augusto,
69:che ’ lieti onor tornaro in tristi lutti.
70:L’animo mio, per disdegnoso gusto,
71:credendo col morir fuggir disdegno,
72:ingiusto fece me contra me giusto.
73:Per le nove radici d’esto legno
74:vi giuro che già mai non ruppi fede
75:al mio segnor, che fu d’onor sì degno.
76:E se di voi alcun nel mondo riede,
77:conforti la memoria mia, che giace
78:ancor del colpo che ’nvidia le diede».
79:Un poco attese, e poi «Da ch’el si tace»,
80:disse ’l poeta a me, «non perder l’ora;
81:ma parla, e chiedi a lui, se più ti piace».
82:Ond’ ïo a lui: «Domandal tu ancora
83:di quel che credi ch’a me satisfaccia;
84:ch’i’ non potrei, tanta pietà m’accora».
85:Perciò ricominciò: «Se l’om ti faccia
86:liberamente ciò che ’l tuo dir priega,
87:spirito incarcerato, ancor ti piaccia
88:di dirne come l’anima si lega
89:in questi nocchi; e dinne, se tu puoi,
90:s’alcuna mai di tai membra si spiega».
91:Allor soffiò il tronco forte, e poi
92:si convertì quel vento in cotal voce:
93:«Brievemente sarà risposto a voi.
94:Quando si parte l’anima feroce
95:dal corpo ond’ ella stessa s’è disvelta,
96:Minòs la manda a la settima foce.
97:Cade in la selva, e non l’è parte scelta;
98:ma là dove fortuna la balestra,
99:quivi germoglia come gran di spelta.
100:Surge in vermena e in pianta silvestra:
101:l’Arpie, pascendo poi de le sue foglie,
102:fanno dolore, e al dolor fenestra.
103:Come l’altre verrem per nostre spoglie,
104:ma non però ch’alcuna sen rivesta,
105:ché non è giusto aver ciò ch’om si toglie.
106:Qui le strascineremo, e per la mesta
107:selva saranno i nostri corpi appesi,
108:ciascuno al prun de l’ombra sua molesta».
109:Noi eravamo ancora al tronco attesi,
110:credendo ch’altro ne volesse dire,
111:quando noi fummo d’un romor sorpresi,
112:similemente a colui che venire
113:sente ’l porco e la caccia a la sua posta,
114:ch’ode le bestie, e le frasche stormire.
115:Ed ecco due da la sinistra costa,
116:nudi e graffiati, fuggendo sì forte,
117:che de la selva rompieno ogne rosta.
118:Quel dinanzi: «Or accorri, accorri, morte!».
119:E l’altro, cui pareva tardar troppo,
120:gridava: «Lano, sì non furo accorte
121:le gambe tue a le giostre dal Toppo!».
122:E poi che forse li fallia la lena,
123:di sé e d’un cespuglio fece un groppo.
124:Di rietro a loro era la selva piena
125:di nere cagne, bramose e correnti
126:come veltri ch’uscisser di catena.
127:In quel che s’appiattò miser li denti,
128:e quel dilaceraro a brano a brano;
129:poi sen portar quelle membra dolenti.
130:Presemi allor la mia scorta per mano,
131:e menommi al cespuglio che piangea
132:per le rotture sanguinenti in vano.
133:«O Iacopo», dicea, «da Santo Andrea,
134:che t’è giovato di me fare schermo?
135:che colpa ho io de la tua vita rea?».
136:Quando ’l maestro fu sovr’ esso fermo,
137:disse: «Chi fosti, che per tante punte
138:soffi con sangue doloroso sermo?».
139:Ed elli a noi: «O anime che giunte
140:siete a veder lo strazio disonesto
141:c’ha le mie fronde sì da me disgiunte,
142:raccoglietele al piè del tristo cesto.
143:I’ fui de la città che nel Batista
144:mutò ’l primo padrone; ond’ ei per questo
145:sempre con l’arte sua la farà trista;
146:e se non fosse che ’n sul passo d’Arno
147:rimane ancor di lui alcuna vista,
148:que’ cittadin che poi la rifondarno
149:sovra ’l cener che d’Attila rimase,
150:avrebber fatto lavorare indarno.
151:Io fei gibetto a me de le mie case».