Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:Poi che la carità del natio loco
2:mi strinse, raunai le fronde sparte
3:e rende’le a colui, ch’era già fioco.
4:Indi venimmo al fine ove si parte
5:lo secondo giron dal terzo, e dove
6:si vede di giustizia orribil arte.
7:A ben manifestar le cose nove,
8:dico che arrivammo ad una landa
9:che dal suo letto ogne pianta rimove.
10:La dolorosa selva l’è ghirlanda
11:intorno, come ’l fosso tristo ad essa;
12:quivi fermammo i passi a randa a randa.
13:Lo spazzo era una rena arida e spessa,
14:non d’altra foggia fatta che colei
15:che fu da’ piè di Caton già soppressa.
16:O vendetta di Dio, quanto tu dei
17:esser temuta da ciascun che legge
18:ciò che fu manifesto a li occhi mei!
19:D’anime nude vidi molte gregge
20:che piangean tutte assai miseramente,
21:e parea posta lor diversa legge.
22:Supin giacea in terra alcuna gente,
23:alcuna si sedea tutta raccolta,
24:e altra andava continüamente.
25:Quella che giva ’ntorno era più molta,
26:e quella men che giacëa al tormento,
27:ma più al duolo avea la lingua sciolta.
28:Sovra tutto ’l sabbion, d’un cader lento,
29:piovean di foco dilatate falde,
30:come di neve in alpe sanza vento.
31:Quali Alessandro in quelle parti calde
32:d’Indïa vide sopra ’l süo stuolo
33:fiamme cadere infino a terra salde,
34:per ch’ei provide a scalpitar lo suolo
35:con le sue schiere, acciò che lo vapore
36:mei si stingueva mentre ch’era solo:
37:tale scendeva l’etternale ardore;
38:onde la rena s’accendea, com’ esca
39:sotto focile, a doppiar lo dolore.
40:Sanza riposo mai era la tresca
41:de le misere mani, or quindi or quinci
42:escotendo da sé l’arsura fresca.
43:I’ cominciai: «Maestro, tu che vinci
44:tutte le cose, fuor che ’ demon duri
45:ch’a l’intrar de la porta incontra uscinci,
46:chi è quel grande che non par che curi
47:lo ’ncendio e giace dispettoso e torto,
48:sì che la pioggia non par che ’l marturi?».
49:E quel medesmo, che si fu accorto
50:ch’io domandava il mio duca di lui,
51:gridò: «Qual io fui vivo, tal son morto.
52:Se Giove stanchi ’l suo fabbro da cui
53:crucciato prese la folgore aguta
54:onde l’ultimo dì percosso fui;
55:o s’elli stanchi li altri a muta a muta
56:in Mongibello a la focina negra,
57:chiamando “Buon Vulcano, aiuta, aiuta!”,
58:sì com’ el fece a la pugna di Flegra,
59:e me saetti con tutta sua forza:
60:non ne potrebbe aver vendetta allegra».
61:Allora il duca mio parlò di forza
62:tanto, ch’i’ non l’avea sì forte udito:
63:«O Capaneo, in ciò che non s’ammorza
64:la tua superbia, se’ tu più punito;
65:nullo martiro, fuor che la tua rabbia,
66:sarebbe al tuo furor dolor compito».
67:Poi si rivolse a me con miglior labbia,
68:dicendo: «Quei fu l’un d’i sette regi
69:ch’assiser Tebe; ed ebbe e par ch’elli abbia
70:Dio in disdegno, e poco par che ’l pregi;
71:ma, com’ io dissi lui, li suoi dispetti
72:sono al suo petto assai debiti fregi.
73:Or mi vien dietro, e guarda che non metti,
74:ancor, li piedi ne la rena arsiccia;
75:ma sempre al bosco tien li piedi stretti».
76:Tacendo divenimmo là ’ve spiccia
77:fuor de la selva un picciol fiumicello,
78:lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
79:Quale del Bulicame esce ruscello
80:che parton poi tra lor le peccatrici,
81:tal per la rena giù sen giva quello.
82:Lo fondo suo e ambo le pendici
83:fatt’ era ’n pietra, e ’ margini dallato;
84:per ch’io m’accorsi che ’l passo era lici.
85:«Tra tutto l’altro ch’i’ t’ho dimostrato,
86:poscia che noi intrammo per la porta
87:lo cui sogliare a nessuno è negato,
88:cosa non fu da li tuoi occhi scorta
89:notabile com’ è ’l presente rio,
90:che sovra sé tutte fiammelle ammorta».
91:Queste parole fuor del duca mio;
92:per ch’io ’l pregai che mi largisse ’l pasto
93:di cui largito m’avëa il disio.
94:«In mezzo mar siede un paese guasto»,
95:diss’ elli allora, «che s’appella Creta,
96:sotto ’l cui rege fu già ’l mondo casto.
97:Una montagna v’è che già fu lieta
98:d’acqua e di fronde, che si chiamò Ida;
99:or è diserta come cosa vieta.
100:Rëa la scelse già per cuna fida
101:del suo figliuolo, e per celarlo meglio,
102:quando piangea, vi facea far le grida.
103:Dentro dal monte sta dritto un gran veglio,
104:che tien volte le spalle inver’ Dammiata
105:e Roma guarda come süo speglio.
106:La sua testa è di fin oro formata,
107:e puro argento son le braccia e ’l petto,
108:poi è di rame infino a la forcata;
109:da indi in giuso è tutto ferro eletto,
110:salvo che ’l destro piede è terra cotta;
111:e sta ’n su quel, più che ’n su l’altro, eretto.
112:Ciascuna parte, fuor che l’oro, è rotta
113:d’una fessura che lagrime goccia,
114:le quali, accolte, fóran quella grotta.
115:Lor corso in questa valle si diroccia;
116:fanno Acheronte, Stige e Flegetonta;
117:poi sen van giù per questa stretta doccia,
118:infin, là ove più non si dismonta,
119:fanno Cocito; e qual sia quello stagno
120:tu lo vedrai, però qui non si conta».
121:E io a lui: «Se ’l presente rigagno
122:si diriva così dal nostro mondo,
123:perché ci appar pur a questo vivagno?».
124:Ed elli a me: «Tu sai che ’l loco è tondo;
125:e tutto che tu sie venuto molto,
126:pur a sinistra, giù calando al fondo,
127:non se’ ancor per tutto ’l cerchio vòlto;
128:per che, se cosa n’apparisce nova,
129:non de’ addur maraviglia al tuo volto».
130:E io ancor: «Maestro, ove si trova
131:Flegetonta e Letè? ché de l’un taci,
132:e l’altro di’ che si fa d’esta piova».
133:«In tutte tue question certo mi piaci»,
134:rispuose, «ma ’l bollor de l’acqua rossa
135:dovea ben solver l’una che tu faci.
136:Letè vedrai, ma fuor di questa fossa,
137:là dove vanno l’anime a lavarsi
138:quando la colpa pentuta è rimossa».
139:Poi disse: «Omai è tempo da scostarsi
140:dal bosco; fa che di retro a me vegne:
141:li margini fan via, che non son arsi,
142:e sopra loro ogne vapor si spegne».