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139 lines
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1:«Vexilla regis prodeunt inferni
2:verso di noi; però dinanzi mira»,
3:disse ’l maestro mio, «se tu ’l discerni».
4:Come quando una grossa nebbia spira,
5:o quando l’emisperio nostro annotta,
6:par di lungi un molin che ’l vento gira,
7:veder mi parve un tal dificio allotta;
8:poi per lo vento mi ristrinsi retro
9:al duca mio, ché non lì era altra grotta.
10:Già era, e con paura il metto in metro,
11:là dove l’ombre tutte eran coperte,
12:e trasparien come festuca in vetro.
13:Altre sono a giacere; altre stanno erte,
14:quella col capo e quella con le piante;
15:altra, com’ arco, il volto a’ piè rinverte.
16:Quando noi fummo fatti tanto avante,
17:ch’al mio maestro piacque di mostrarmi
18:la creatura ch’ebbe il bel sembiante,
19:d’innanzi mi si tolse e fé restarmi,
20:«Ecco Dite», dicendo, «ed ecco il loco
21:ove convien che di fortezza t’armi».
22:Com’ io divenni allor gelato e fioco,
23:nol dimandar, lettor, ch’i’ non lo scrivo,
24:però ch’ogne parlar sarebbe poco.
25:Io non mori’ e non rimasi vivo;
26:pensa oggimai per te, s’hai fior d’ingegno,
27:qual io divenni, d’uno e d’altro privo.
28:Lo ’mperador del doloroso regno
29:da mezzo ’l petto uscia fuor de la ghiaccia;
30:e più con un gigante io mi convegno,
31:che i giganti non fan con le sue braccia:
32:vedi oggimai quant’ esser dee quel tutto
33:ch’a così fatta parte si confaccia.
34:S’el fu sì bel com’ elli è ora brutto,
35:e contra ’l suo fattore alzò le ciglia,
36:ben dee da lui procedere ogne lutto.
37:Oh quanto parve a me gran maraviglia
38:quand’ io vidi tre facce a la sua testa!
39:L’una dinanzi, e quella era vermiglia;
40:l’altr’ eran due, che s’aggiugnieno a questa
41:sovresso ’l mezzo di ciascuna spalla,
42:e sé giugnieno al loco de la cresta:
43:e la destra parea tra bianca e gialla;
44:la sinistra a vedere era tal, quali
45:vegnon di là onde ’l Nilo s’avvalla.
46:Sotto ciascuna uscivan due grand’ ali,
47:quanto si convenia a tanto uccello:
48:vele di mar non vid’ io mai cotali.
49:Non avean penne, ma di vispistrello
50:era lor modo; e quelle svolazzava,
51:sì che tre venti si movean da ello:
52:quindi Cocito tutto s’aggelava.
53:Con sei occhi piangëa, e per tre menti
54:gocciava ’l pianto e sanguinosa bava.
55:Da ogne bocca dirompea co’ denti
56:un peccatore, a guisa di maciulla,
57:sì che tre ne facea così dolenti.
58:A quel dinanzi il mordere era nulla
59:verso ’l graffiar, che talvolta la schiena
60:rimanea de la pelle tutta brulla.
61:«Quell’ anima là sù c’ha maggior pena»,
62:disse ’l maestro, «è Giuda Scarïotto,
63:che ’l capo ha dentro e fuor le gambe mena.
64:De li altri due c’hanno il capo di sotto,
65:quel che pende dal nero ceffo è Bruto:
66:vedi come si storce, e non fa motto!;
67:e l’altro è Cassio, che par sì membruto.
68:Ma la notte risurge, e oramai
69:è da partir, ché tutto avem veduto».
70:Com’ a lui piacque, il collo li avvinghiai;
71:ed el prese di tempo e loco poste,
72:e quando l’ali fuoro aperte assai,
73:appigliò sé a le vellute coste;
74:di vello in vello giù discese poscia
75:tra ’l folto pelo e le gelate croste.
76:Quando noi fummo là dove la coscia
77:si volge, a punto in sul grosso de l’anche,
78:lo duca, con fatica e con angoscia,
79:volse la testa ov’ elli avea le zanche,
80:e aggrappossi al pel com’ om che sale,
81:sì che ’n inferno i’ credea tornar anche.
82:«Attienti ben, ché per cotali scale»,
83:disse ’l maestro, ansando com’ uom lasso,
84:«conviensi dipartir da tanto male».
85:Poi uscì fuor per lo fóro d’un sasso
86:e puose me in su l’orlo a sedere;
87:appresso porse a me l’accorto passo.
88:Io levai li occhi e credetti vedere
89:Lucifero com’ io l’avea lasciato,
90:e vidili le gambe in sù tenere;
91:e s’io divenni allora travagliato,
92:la gente grossa il pensi, che non vede
93:qual è quel punto ch’io avea passato.
94:«Lèvati sù», disse ’l maestro, «in piede:
95:la via è lunga e ’l cammino è malvagio,
96:e già il sole a mezza terza riede».
97:Non era camminata di palagio
98:là ’v’ eravam, ma natural burella
99:ch’avea mal suolo e di lume disagio.
100:«Prima ch’io de l’abisso mi divella,
101:maestro mio», diss’ io quando fui dritto,
102:«a trarmi d’erro un poco mi favella:
103:ov’ è la ghiaccia? e questi com’ è fitto
104:sì sottosopra? e come, in sì poc’ ora,
105:da sera a mane ha fatto il sol tragitto?».
106:Ed elli a me: «Tu imagini ancora
107:d’esser di là dal centro, ov’ io mi presi
108:al pel del vermo reo che ’l mondo fóra.
109:Di là fosti cotanto quant’ io scesi;
110:quand’ io mi volsi, tu passasti ’l punto
111:al qual si traggon d’ogne parte i pesi.
112:E se’ or sotto l’emisperio giunto
113:ch’è contraposto a quel che la gran secca
114:coverchia, e sotto ’l cui colmo consunto
115:fu l’uom che nacque e visse sanza pecca;
116:tu haï i piedi in su picciola spera
117:che l’altra faccia fa de la Giudecca.
118:Qui è da man, quando di là è sera;
119:e questi, che ne fé scala col pelo,
120:fitto è ancora sì come prim’ era.
121:Da questa parte cadde giù dal cielo;
122:e la terra, che pria di qua si sporse,
123:per paura di lui fé del mar velo,
124:e venne a l’emisperio nostro; e forse
125:per fuggir lui lasciò qui loco vòto
126:quella ch’appar di qua, e sù ricorse».
127:Luogo è là giù da Belzebù remoto
128:tanto quanto la tomba si distende,
129:che non per vista, ma per suono è noto
130:d’un ruscelletto che quivi discende
131:per la buca d’un sasso, ch’elli ha roso,
132:col corso ch’elli avvolge, e poco pende.
133:Lo duca e io per quel cammino ascoso
134:intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
135:e sanza cura aver d’alcun riposo,
136:salimmo sù, el primo e io secondo,
137:tanto ch’i’ vidi de le cose belle
138:che porta ’l ciel, per un pertugio tondo.
139:E quindi uscimmo a riveder le stelle.