Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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130 lines
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1:Io dico, seguitando, ch’assai prima
2:che noi fossimo al piè de l’alta torre,
3:li occhi nostri n’andar suso a la cima
4:per due fiammette che i vedemmo porre
5:e un’altra da lungi render cenno,
6:tanto ch’a pena il potea l’occhio tòrre.
7:E io mi volsi al mar di tutto ’l senno;
8:dissi: «Questo che dice? e che risponde
9:quell’ altro foco? e chi son quei che ’l fenno?».
10:Ed elli a me: «Su per le sucide onde
11:già scorgere puoi quello che s’aspetta,
12:se ’l fummo del pantan nol ti nasconde».
13:Corda non pinse mai da sé saetta
14:che sì corresse via per l’aere snella,
15:com’ io vidi una nave piccioletta
16:venir per l’acqua verso noi in quella,
17:sotto ’l governo d’un sol galeoto,
18:che gridava: «Or se’ giunta, anima fella!».
19:«Flegïàs, Flegïàs, tu gridi a vòto»,
20:disse lo mio segnore «a questa volta:
21:più non ci avrai che sol passando il loto».
22:Qual è colui che grande inganno ascolta
23:che li sia fatto, e poi se ne rammarca,
24:fecesi Flegïàs ne l’ira accolta.
25:Lo duca mio discese ne la barca,
26:e poi mi fece intrare appresso lui;
27:e sol quand’ io fui dentro parve carca.
28:Tosto che ’l duca e io nel legno fui,
29:segando se ne va l’antica prora
30:de l’acqua più che non suol con altrui.
31:Mentre noi corravam la morta gora,
32:dinanzi mi si fece un pien di fango,
33:e disse: «Chi se’ tu che vieni anzi ora?».
34:E io a lui: «S’i’ vegno, non rimango;
35:ma tu chi se’, che sì se’ fatto brutto?».
36:Rispuose: «Vedi che son un che piango».
37:E io a lui: «Con piangere e con lutto,
38:spirito maladetto, ti rimani;
39:ch’i’ ti conosco, ancor sie lordo tutto».
40:Allor distese al legno ambo le mani;
41:per che ’l maestro accorto lo sospinse,
42:dicendo: «Via costà con li altri cani!».
43:Lo collo poi con le braccia mi cinse;
44:basciommi ’l volto, e disse: «Alma sdegnosa,
45:benedetta colei che ’n te s’incinse!
46:Quei fu al mondo persona orgogliosa;
47:bontà non è che sua memoria fregi:
48:così s’è l’ombra sua qui furïosa.
49:Quanti si tegnon or là sù gran regi
50:che qui staranno come porci in brago,
51:di sé lasciando orribili dispregi!».
52:E io: «Maestro, molto sarei vago
53:di vederlo attuffare in questa broda
54:prima che noi uscissimo del lago».
55:Ed elli a me: «Avante che la proda
56:ti si lasci veder, tu sarai sazio:
57:di tal disïo convien che tu goda».
58:Dopo ciò poco vid’ io quello strazio
59:far di costui a le fangose genti,
60:che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.
61:Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»;
62:e ’l fiorentino spirito bizzarro
63:in sé medesmo si volvea co’ denti.
64:Quivi il lasciammo, che più non ne narro;
65:ma ne l’orecchie mi percosse un duolo,
66:per ch’ io avante l’occhio intento sbarro.
67:Lo buon maestro disse: «Omai, figliuolo,
68:s’appressa la città c’ha nome Dite,
69:coi gravi cittadin, col grande stuolo».
70:E io: «Maestro, già le sue meschite
71:là entro certe ne la valle cerno,
72:vermiglie come se di foco uscite
73:fossero». Ed ei mi disse: «Il foco etterno
74:ch’entro l’affoca le dimostra rosse,
75:come tu vedi in questo basso inferno».
76:Noi pur giugnemmo dentro a l’alte fosse
77:che vallan quella terra sconsolata:
78:le mura mi parean che ferro fosse.
79:Non sanza prima far grande aggirata,
80:venimmo in parte dove il nocchier forte
81:«Usciteci», gridò: «qui è l’intrata».
82:Io vidi più di mille in su le porte
83:da ciel piovuti, che stizzosamente
84:dicean: «Chi è costui che sanza morte
85:va per lo regno de la morta gente?».
86:E ’l savio mio maestro fece segno
87:di voler lor parlar segretamente.
88:Allor chiusero un poco il gran disdegno,
89:e disser: «Vien tu solo, e quei sen vada,
90:che sì ardito intrò per questo regno.
91:Sol si ritorni per la folle strada:
92:pruovi, se sa; ché tu qui rimarrai
93:che li ha’ iscorta sì buia contrada».
94:Pensa, lettor, se io mi sconfortai
95:nel suon de le parole maladette,
96:ché non credetti ritornarci mai.
97:«O caro duca mio, che più di sette
98:volte m’hai sicurtà renduta e tratto
99:d’alto periglio che ’ncontra mi stette,
100:non mi lasciar», diss’ io, «così disfatto;
101:e se ’l passar più oltre ci è negato,
102:ritroviam l’orme nostre insieme ratto».
103:E quel segnor che lì m’avea menato,
104:mi disse: «Non temer; ché ’l nostro passo
105:non ci può tòrre alcun: da tal n’è dato.
106:Ma qui m’attendi, e lo spirito lasso
107:conforta e ciba di speranza buona,
108:ch’i’ non ti lascerò nel mondo basso».
109:Così sen va, e quivi m’abbandona
110:lo dolce padre, e io rimagno in forse,
111:che sì e no nel capo mi tenciona.
112:Udir non potti quello ch’a lor porse;
113:ma ei non stette là con essi guari,
114:che ciascun dentro a pruova si ricorse.
115:Chiuser le porte que’ nostri avversari
116:nel petto al mio segnor, che fuor rimase,
117:e rivolsesi a me con passi rari.
118:Li occhi a la terra e le ciglia avea rase
119:d’ogne baldanza, e dicea ne’ sospiri:
120:«Chi m’ha negate le dolenti case!».
121:E a me disse: «Tu, perch’ io m’adiri,
122:non sbigottir, ch’io vincerò la prova,
123:qual ch’a la difension dentro s’aggiri.
124:Questa lor tracotanza non è nova;
125:ché già l’usaro a men segreta porta,
126:la qual sanza serrame ancor si trova.
127:Sovr’ essa vedestù la scritta morta:
128:e già di qua da lei discende l’erta,
129:passando per li cerchi sanza scorta,
130:tal che per lui ne fia la terra aperta».