Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:Tant’ eran li occhi miei fissi e attenti
2:a disbramarsi la decenne sete,
3:che li altri sensi m’eran tutti spenti.
4:Ed essi quinci e quindi avien parete
5:di non caler—così lo santo riso
6:a sé traéli con l’antica rete!—;
7:quando per forza mi fu vòlto il viso
8:ver’ la sinistra mia da quelle dee,
9:perch’ io udi’ da loro un «Troppo fiso!»;
10:e la disposizion ch’a veder èe
11:ne li occhi pur testé dal sol percossi,
12:sanza la vista alquanto esser mi fée.
13:Ma poi ch’al poco il viso riformossi
14:(e dico ‘al poco’ per rispetto al molto
15:sensibile onde a forza mi rimossi),
16:vidi ’n sul braccio destro esser rivolto
17:lo glorïoso essercito, e tornarsi
18:col sole e con le sette fiamme al volto.
19:Come sotto li scudi per salvarsi
20:volgesi schiera, e sé gira col segno,
21:prima che possa tutta in sé mutarsi;
22:quella milizia del celeste regno
23:che procedeva, tutta trapassonne
24:pria che piegasse il carro il primo legno.
25:Indi a le rote si tornar le donne,
26:e ’l grifon mosse il benedetto carco
27:sì, che però nulla penna crollonne.
28:La bella donna che mi trasse al varco
29:e Stazio e io seguitavam la rota
30:che fé l’orbita sua con minore arco.
31:Sì passeggiando l’alta selva vòta,
32:colpa di quella ch’al serpente crese,
33:temprava i passi un’angelica nota.
34:Forse in tre voli tanto spazio prese
35:disfrenata saetta, quanto eramo
36:rimossi, quando Bëatrice scese.
37:Io senti’ mormorare a tutti «Adamo»;
38:poi cerchiaro una pianta dispogliata
39:di foglie e d’altra fronda in ciascun ramo.
40:La coma sua, che tanto si dilata
41:più quanto più è sù, fora da l’Indi
42:ne’ boschi lor per altezza ammirata.
43:«Beato se’, grifon, che non discindi
44:col becco d’esto legno dolce al gusto,
45:poscia che mal si torce il ventre quindi».
46:Così dintorno a l’albero robusto
47:gridaron li altri; e l’animal binato:
48:«Sì si conserva il seme d’ogne giusto».
49:E vòlto al temo ch’elli avea tirato,
50:trasselo al piè de la vedova frasca,
51:e quel di lei a lei lasciò legato.
52:Come le nostre piante, quando casca
53:giù la gran luce mischiata con quella
54:che raggia dietro a la celeste lasca,
55:turgide fansi, e poi si rinovella
56:di suo color ciascuna, pria che ’l sole
57:giunga li suoi corsier sotto altra stella;
58:men che di rose e più che di vïole
59:colore aprendo, s’innovò la pianta,
60:che prima avea le ramora sì sole.
61:Io non lo ’ntesi, né qui non si canta
62:l’inno che quella gente allor cantaro,
63:né la nota soffersi tutta quanta.
64:S’io potessi ritrar come assonnaro
65:li occhi spietati udendo di Siringa,
66:li occhi a cui pur vegghiar costò sì caro;
67:come pintor che con essempro pinga,
68:disegnerei com’ io m’addormentai;
69:ma qual vuol sia che l’assonnar ben finga.
70:Però trascorro a quando mi svegliai,
71:e dico ch’un splendor mi squarciò ’l velo
72:del sonno, e un chiamar: «Surgi: che fai?».
73:Quali a veder de’ fioretti del melo
74:che del suo pome li angeli fa ghiotti
75:e perpetüe nozze fa nel cielo,
76:Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
77:e vinti, ritornaro a la parola
78:da la qual furon maggior sonni rotti,
79:e videro scemata loro scuola
80:così di Moïsè come d’Elia,
81:e al maestro suo cangiata stola;
82:tal torna’ io, e vidi quella pia
83:sovra me starsi che conducitrice
84:fu de’ miei passi lungo ’l fiume pria.
85:E tutto in dubbio dissi: «Ov’ è Beatrice?».
86:Ond’ ella: «Vedi lei sotto la fronda
87:nova sedere in su la sua radice.
88:Vedi la compagnia che la circonda:
89:li altri dopo ’l grifon sen vanno suso
90:con più dolce canzone e più profonda».
91:E se più fu lo suo parlar diffuso,
92:non so, però che già ne li occhi m’era
93:quella ch’ad altro intender m’avea chiuso.
94:Sola sedeasi in su la terra vera,
95:come guardia lasciata lì del plaustro
96:che legar vidi a la biforme fera.
97:In cerchio le facevan di sé claustro
98:le sette ninfe, con quei lumi in mano
99:che son sicuri d’Aquilone e d’Austro.
100:«Qui sarai tu poco tempo silvano;
101:e sarai meco sanza fine cive
102:di quella Roma onde Cristo è romano.
103:Però, in pro del mondo che mal vive,
104:al carro tieni or li occhi, e quel che vedi,
105:ritornato di là, fa che tu scrive».
106:Così Beatrice; e io, che tutto ai piedi
107:d’i suoi comandamenti era divoto,
108:la mente e li occhi ov’ ella volle diedi.
109:Non scese mai con sì veloce moto
110:foco di spessa nube, quando piove
111:da quel confine che più va remoto,
112:com’ io vidi calar l’uccel di Giove
113:per l’alber giù, rompendo de la scorza,
114:non che d’i fiori e de le foglie nove;
115:e ferì ’l carro di tutta sua forza;
116:ond’ el piegò come nave in fortuna,
117:vinta da l’onda, or da poggia, or da orza.
118:Poscia vidi avventarsi ne la cuna
119:del trïunfal veiculo una volpe
120:che d’ogne pasto buon parea digiuna;
121:ma, riprendendo lei di laide colpe,
122:la donna mia la volse in tanta futa
123:quanto sofferser l’ossa sanza polpe.
124:Poscia per indi ond’ era pria venuta,
125:l’aguglia vidi scender giù ne l’arca
126:del carro e lasciar lei di sé pennuta;
127:e qual esce di cuor che si rammarca,
128:tal voce uscì del cielo e cotal disse:
129:«O navicella mia, com’ mal se’ carca!».
130:Poi parve a me che la terra s’aprisse
131:tr’ambo le ruote, e vidi uscirne un drago
132:che per lo carro sù la coda fisse;
133:e come vespa che ritragge l’ago,
134:a sé traendo la coda maligna,
135:trasse del fondo, e gissen vago vago.
136:Quel che rimase, come da gramigna
137:vivace terra, da la piuma, offerta
138:forse con intenzion sana e benigna,
139:si ricoperse, e funne ricoperta
140:e l’una e l’altra rota e ’l temo, in tanto
141:che più tiene un sospir la bocca aperta.
142:Trasformato così ’l dificio santo
143:mise fuor teste per le parti sue,
144:tre sovra ’l temo e una in ciascun canto.
145:Le prime eran cornute come bue,
146:ma le quattro un sol corno avean per fronte:
147:simile mostro visto ancor non fue.
148:Sicura, quasi rocca in alto monte,
149:seder sovresso una puttana sciolta
150:m’apparve con le ciglia intorno pronte;
151:e come perché non li fosse tolta,
152:vidi di costa a lei dritto un gigante;
153:e basciavansi insieme alcuna volta.
154:Ma perché l’occhio cupido e vagante
155:a me rivolse, quel feroce drudo
156:la flagellò dal capo infin le piante;
157:poi, di sospetto pieno e d’ira crudo,
158:disciolse il mostro, e trassel per la selva,
159:tanto che sol di lei mi fece scudo
160:a la puttana e a la nova belva.