Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:‘Deus, venerunt gentes’, alternando
2:or tre or quattro dolce salmodia,
3:le donne incominciaro, e lagrimando;
4:e Bëatrice, sospirosa e pia,
5:quelle ascoltava sì fatta, che poco
6:più a la croce si cambiò Maria.
7:Ma poi che l’altre vergini dier loco
8:a lei di dir, levata dritta in pè,
9:rispuose, colorata come foco:
10:‘Modicum, et non videbitis me;
11:et iterum, sorelle mie dilette,
12:modicum, et vos videbitis me’.
13:Poi le si mise innanzi tutte e sette,
14:e dopo sé, solo accennando, mosse
15:me e la donna e ’l savio che ristette.
16:Così sen giva; e non credo che fosse
17:lo decimo suo passo in terra posto,
18:quando con li occhi li occhi mi percosse;
19:e con tranquillo aspetto «Vien più tosto»,
20:mi disse, «tanto che, s’io parlo teco,
21:ad ascoltarmi tu sie ben disposto».
22:Sì com’ io fui, com’ io dovëa, seco,
23:dissemi: «Frate, perché non t’attenti
24:a domandarmi omai venendo meco?».
25:Come a color che troppo reverenti
26:dinanzi a suo maggior parlando sono,
27:che non traggon la voce viva ai denti,
28:avvenne a me, che sanza intero suono
29:incominciai: «Madonna, mia bisogna
30:voi conoscete, e ciò ch’ad essa è buono».
31:Ed ella a me: «Da tema e da vergogna
32:voglio che tu omai ti disviluppe,
33:sì che non parli più com’ om che sogna.
34:Sappi che ’l vaso che ’l serpente ruppe,
35:fu e non è; ma chi n’ha colpa, creda
36:che vendetta di Dio non teme suppe.
37:Non sarà tutto tempo sanza reda
38:l’aguglia che lasciò le penne al carro,
39:per che divenne mostro e poscia preda;
40:ch’io veggio certamente, e però il narro,
41:a darne tempo già stelle propinque,
42:secure d’ogn’ intoppo e d’ogne sbarro,
43:nel quale un cinquecento diece e cinque,
44:messo di Dio, anciderà la fuia
45:con quel gigante che con lei delinque.
46:E forse che la mia narrazion buia,
47:qual Temi e Sfinge, men ti persuade,
48:perch’ a lor modo lo ’ntelletto attuia;
49:ma tosto fier li fatti le Naiade,
50:che solveranno questo enigma forte
51:sanza danno di pecore o di biade.
52:Tu nota; e sì come da me son porte,
53:così queste parole segna a’ vivi
54:del viver ch’è un correre a la morte.
55:E aggi a mente, quando tu le scrivi,
56:di non celar qual hai vista la pianta
57:ch’è or due volte dirubata quivi.
58:Qualunque ruba quella o quella schianta,
59:con bestemmia di fatto offende a Dio,
60:che solo a l’uso suo la creò santa.
61:Per morder quella, in pena e in disio
62:cinquemilia anni e più l’anima prima
63:bramò colui che ’l morso in sé punio.
64:Dorme lo ’ngegno tuo, se non estima
65:per singular cagione esser eccelsa
66:lei tanto e sì travolta ne la cima.
67:E se stati non fossero acqua d’Elsa
68:li pensier vani intorno a la tua mente,
69:e ’l piacer loro un Piramo a la gelsa,
70:per tante circostanze solamente
71:la giustizia di Dio, ne l’interdetto,
72:conosceresti a l’arbor moralmente.
73:Ma perch’ io veggio te ne lo ’ntelletto
74:fatto di pietra e, impetrato, tinto,
75:sì che t’abbaglia il lume del mio detto,
76:voglio anco, e se non scritto, almen dipinto,
77:che ’l te ne porti dentro a te per quello
78:che si reca il bordon di palma cinto».
79:E io: «Sì come cera da suggello,
80:che la figura impressa non trasmuta,
81:segnato è or da voi lo mio cervello.
82:Ma perché tanto sovra mia veduta
83:vostra parola disïata vola,
84:che più la perde quanto più s’aiuta?».
85:«Perché conoschi», disse, «quella scuola
86:c’hai seguitata, e veggi sua dottrina
87:come può seguitar la mia parola;
88:e veggi vostra via da la divina
89:distar cotanto, quanto si discorda
90:da terra il ciel che più alto festina».
91:Ond’ io rispuosi lei: «Non mi ricorda
92:ch’i’ stranïasse me già mai da voi,
93:né honne coscïenza che rimorda».
94:«E se tu ricordar non te ne puoi»,
95:sorridendo rispuose, «or ti rammenta
96:come bevesti di Letè ancoi;
97:e se dal fummo foco s’argomenta,
98:cotesta oblivïon chiaro conchiude
99:colpa ne la tua voglia altrove attenta.
100:Veramente oramai saranno nude
101:le mie parole, quanto converrassi
102:quelle scovrire a la tua vista rude».
103:E più corusco e con più lenti passi
104:teneva il sole il cerchio di merigge,
105:che qua e là, come li aspetti, fassi,
106:quando s’affisser, sì come s’affigge
107:chi va dinanzi a gente per iscorta
108:se trova novitate o sue vestigge,
109:le sette donne al fin d’un’ombra smorta,
110:qual sotto foglie verdi e rami nigri
111:sovra suoi freddi rivi l’alpe porta.
112:Dinanzi ad esse Ëufratès e Tigri
113:veder mi parve uscir d’una fontana,
114:e, quasi amici, dipartirsi pigri.
115:«O luce, o gloria de la gente umana,
116:che acqua è questa che qui si dispiega
117:da un principio e sé da sé lontana?».
118:Per cotal priego detto mi fu: «Priega
119:Matelda che ’l ti dica». E qui rispuose,
120:come fa chi da colpa si dislega,
121:la bella donna: «Questo e altre cose
122:dette li son per me; e son sicura
123:che l’acqua di Letè non gliel nascose».
124:E Bëatrice: «Forse maggior cura,
125:che spesse volte la memoria priva,
126:fatt’ ha la mente sua ne li occhi oscura.
127:Ma vedi Eünoè che là diriva:
128:menalo ad esso, e come tu se’ usa,
129:la tramortita sua virtù ravviva».
130:Come anima gentil, che non fa scusa,
131:ma fa sua voglia de la voglia altrui
132:tosto che è per segno fuor dischiusa;
133:così, poi che da essa preso fui,
134:la bella donna mossesi, e a Stazio
135:donnescamente disse: «Vien con lui».
136:S’io avessi, lettor, più lungo spazio
137:da scrivere, i’ pur cantere’ in parte
138:lo dolce ber che mai non m’avria sazio;
139:ma perché piene son tutte le carte
140:ordite a questa cantica seconda,
141:non mi lascia più ir lo fren de l’arte.
142:Io ritornai da la santissima onda
143:rifatto sì come piante novelle
144:rinovellate di novella fronda,
145:puro e disposto a salire a le stelle.