Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:Quando per dilettanze o ver per doglie,
2:che alcuna virtù nostra comprenda,
3:l’anima bene ad essa si raccoglie,
4:par ch’a nulla potenza più intenda;
5:e questo è contra quello error che crede
6:ch’un’anima sovr’ altra in noi s’accenda.
7:E però, quando s’ode cosa o vede
8:che tegna forte a sé l’anima volta,
9:vassene ’l tempo e l’uom non se n’avvede;
10:ch’altra potenza è quella che l’ascolta,
11:e altra è quella c’ha l’anima intera:
12:questa è quasi legata e quella è sciolta.
13:Di ciò ebb’ io esperïenza vera,
14:udendo quello spirto e ammirando;
15:ché ben cinquanta gradi salito era
16:lo sole, e io non m’era accorto, quando
17:venimmo ove quell’anime ad una
18:gridaro a noi: «Qui è vostro dimando».
19:Maggiore aperta molte volte impruna
20:con una forcatella di sue spine
21:l’uom de la villa quando l’uva imbruna,
22:che non era la calla onde salìne
23:lo duca mio, e io appresso, soli,
24:come da noi la schiera si partìne.
25:Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
26:montasi su in Bismantova e ’n Cacume
27:con esso i piè; ma qui convien ch’ om voli;
28:dico con l’ale snelle e con le piume
29:del gran disio, di retro a quel condotto
30:che speranza mi dava e facea lume.
31:Noi salavam per entro ’l sasso rotto,
32:e d’ogne lato ne stringea lo stremo,
33:e piedi e man volea il suol di sotto.
34:Poi che noi fummo in su l’orlo suppremo
35:de l’alta ripa, a la scoperta piaggia,
36:«Maestro mio», diss’ io, «che via faremo?».
37:Ed elli a me: «Nessun tuo passo caggia;
38:pur su al monte dietro a me acquista,
39:fin che n’appaia alcuna scorta saggia».
40:Lo sommo er’ alto che vincea la vista,
41:e la costa superba più assai
42:che da mezzo quadrante a centro lista.
43:Io era lasso, quando cominciai:
44:«O dolce padre, volgiti, e rimira
45:com’ io rimango sol, se non restai».
46:«Figliuol mio», disse, «infin quivi ti tira»,
47:additandomi un balzo poco in sùe
48:che da quel lato il poggio tutto gira.
49:Sì mi spronaron le parole sue,
50:ch’i’ mi sforzai carpando appresso lui,
51:tanto che ’l cinghio sotto i piè mi fue.
52:A seder ci ponemmo ivi ambedui
53:vòlti a levante ond’ eravam saliti,
54:che suole a riguardar giovare altrui.
55:Li occhi prima drizzai ai bassi liti;
56:poscia li alzai al sole, e ammirava
57:che da sinistra n’eravam feriti.
58:Ben s’avvide il poeta ch’ïo stava
59:stupido tutto al carro de la luce,
60:ove tra noi e Aquilone intrava.
61:Ond’ elli a me: «Se Castore e Poluce
62:fossero in compagnia di quello specchio
63:che sù e giù del suo lume conduce,
64:tu vedresti il Zodïaco rubecchio
65:ancora a l’Orse più stretto rotare,
66:se non uscisse fuor del cammin vecchio.
67:Come ciò sia, se ’l vuoi poter pensare,
68:dentro raccolto, imagina Sïòn
69:con questo monte in su la terra stare
70:sì, ch’amendue hanno un solo orizzòn
71:e diversi emisperi; onde la strada
72:che mal non seppe carreggiar Fetòn,
73:vedrai come a costui convien che vada
74:da l’un, quando a colui da l’altro fianco,
75:se lo ’ntelletto tuo ben chiaro bada».
76:«Certo, maestro mio,» diss’ io, «unquanco
77:non vid’ io chiaro sì com’ io discerno
78:là dove mio ingegno parea manco,
79:che ’l mezzo cerchio del moto superno,
80:che si chiama Equatore in alcun’ arte,
81:e che sempre riman tra ’l sole e ’l verno,
82:per la ragion che di’, quinci si parte
83:verso settentrïon, quanto li Ebrei
84:vedevan lui verso la calda parte.
85:Ma se a te piace, volontier saprei
86:quanto avemo ad andar; ché ’l poggio sale
87:più che salir non posson li occhi miei».
88:Ed elli a me: «Questa montagna è tale,
89:che sempre al cominciar di sotto è grave;
90:e quant’ om più va sù, e men fa male.
91:Però, quand’ ella ti parrà soave
92:tanto, che sù andar ti fia leggero
93:com’ a seconda giù andar per nave,
94:allor sarai al fin d’esto sentiero;
95:quivi di riposar l’affanno aspetta.
96:Più non rispondo, e questo so per vero».
97:E com’ elli ebbe sua parola detta,
98:una voce di presso sonò: «Forse
99:che di sedere in pria avrai distretta!».
100:Al suon di lei ciascun di noi si torse,
101:e vedemmo a mancina un gran petrone,
102:del qual né io né ei prima s’accorse.
103:Là ci traemmo; e ivi eran persone
104:che si stavano a l’ombra dietro al sasso
105:come l’uom per negghienza a star si pone.
106:E un di lor, che mi sembiava lasso,
107:sedeva e abbracciava le ginocchia,
108:tenendo ’l viso giù tra esse basso.
109:«O dolce segnor mio», diss’ io, «adocchia
110:colui che mostra sé più negligente
111:che se pigrizia fosse sua serocchia».
112:Allor si volse a noi e puose mente,
113:movendo ’l viso pur su per la coscia,
114:e disse: «Or va tu sù, che se’ valente!».
115:Conobbi allor chi era, e quella angoscia
116:che m’avacciava un poco ancor la lena,
117:non m’impedì l’andare a lui; e poscia
118:ch’a lui fu’ giunto, alzò la testa a pena,
119:dicendo: «Hai ben veduto come ’l sole
120:da l’omero sinistro il carro mena?».
121:Li atti suoi pigri e le corte parole
122:mosser le labbra mie un poco a riso;
123:poi cominciai: «Belacqua, a me non dole
124:di te omai; ma dimmi: perché assiso
125:quiritto se’? attendi tu iscorta,
126:o pur lo modo usato t’ha’ ripriso?».
127:Ed elli: «O frate, andar in sù che porta?
128:ché non mi lascerebbe ire a’ martìri
129:l’angel di Dio che siede in su la porta.
130:Prima convien che tanto il ciel m’ aggiri
131:di fuor da essa, quanto fece in vita,
132:perch’ io ’ndugiai al fine i buon sospiri,
133:se orazïone in prima non m’aita
134:che surga sù di cuor che in grazia viva;
135:l’altra che val, che ’n ciel non è udita?».
136:E già il poeta innanzi mi saliva,
137:e dicea: «Vienne omai; vedi ch’è tocco
138:meridïan dal sole e a la riva
139:cuopre la notte già col piè Morrocco».