Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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145 lines
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1:Una medesma lingua pria mi morse,
2:sì che mi tinse l’una e l’altra guancia,
3:e poi la medicina mi riporse;
4:così od’ io che solea far la lancia
5:d’Achille e del suo padre esser cagione
6:prima di trista e poi di buona mancia.
7:Noi demmo il dosso al misero vallone
8:su per la ripa che ’l cinge dintorno,
9:attraversando sanza alcun sermone.
10:Quiv’ era men che notte e men che giorno,
11:sì che ’l viso m’andava innanzi poco;
12:ma io senti’ sonare un alto corno,
13:tanto ch’avrebbe ogne tuon fatto fioco,
14:che, contra sé la sua via seguitando,
15:dirizzò li occhi miei tutti ad un loco.
16:Dopo la dolorosa rotta, quando
17:Carlo Magno perdé la santa gesta,
18:non sonò sì terribilmente Orlando.
19:Poco portäi in là volta la testa,
20:che me parve veder molte alte torri;
21:ond’ io: «Maestro, dì, che terra è questa?».
22:Ed elli a me: «Però che tu trascorri
23:per le tenebre troppo da la lungi,
24:avvien che poi nel maginare abborri.
25:Tu vedrai ben, se tu là ti congiungi,
26:quanto ’l senso s’inganna di lontano;
27:però alquanto più te stesso pungi».
28:Poi caramente mi prese per mano
29:e disse: «Pria che noi siam più avanti,
30:acciò che ’l fatto men ti paia strano,
31:sappi che non son torri, ma giganti,
32:e son nel pozzo intorno da la ripa
33:da l’umbilico in giuso tutti quanti».
34:Come quando la nebbia si dissipa,
35:lo sguardo a poco a poco raffigura
36:ciò che cela ’l vapor che l’aere stipa,
37:così forando l’aura grossa e scura,
38:più e più appressando ver’ la sponda,
39:fuggiemi errore e cresciemi paura;
40:però che, come su la cerchia tonda
41:Montereggion di torri si corona,
42:così la proda che ’l pozzo circonda
43:torreggiavan di mezza la persona
44:li orribili giganti, cui minaccia
45:Giove del cielo ancora quando tuona.
46:E io scorgeva già d’alcun la faccia,
47:le spalle e ’l petto e del ventre gran parte,
48:e per le coste giù ambo le braccia.
49:Natura certo, quando lasciò l’arte
50:di sì fatti animali, assai fé bene
51:per tòrre tali essecutori a Marte.
52:E s’ella d’elefanti e di balene
53:non si pente, chi guarda sottilmente,
54:più giusta e più discreta la ne tene;
55:ché dove l’argomento de la mente
56:s’aggiugne al mal volere e a la possa,
57:nessun riparo vi può far la gente.
58:La faccia sua mi parea lunga e grossa
59:come la pina di San Pietro a Roma,
60:e a sua proporzione eran l’altre ossa;
61:sì che la ripa, ch’era perizoma
62:dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto
63:di sovra, che di giugnere a la chioma
64:tre Frison s’averien dato mal vanto;
65:però ch’i’ ne vedea trenta gran palmi
66:dal loco in giù dov’ omo affibbia ’l manto.
67:«Raphèl maì amècche zabì almi»,
68:cominciò a gridar la fiera bocca,
69:cui non si convenia più dolci salmi.
70:E ’l duca mio ver’ lui: «Anima sciocca,
71:tienti col corno, e con quel ti disfoga
72:quand’ ira o altra passïon ti tocca!
73:Cércati al collo, e troverai la soga
74:che ’l tien legato, o anima confusa,
75:e vedi lui che ’l gran petto ti doga».
76:Poi disse a me: «Elli stessi s’accusa;
77:questi è Nembrotto per lo cui mal coto
78:pur un linguaggio nel mondo non s’usa.
79:Lasciànlo stare e non parliamo a vòto;
80:ché così è a lui ciascun linguaggio
81:come ’l suo ad altrui, ch’a nullo è noto».
82:Facemmo adunque più lungo vïaggio,
83:vòlti a sinistra; e al trar d’un balestro
84:trovammo l’altro assai più fero e maggio.
85:A cigner lui qual che fosse ’l maestro,
86:non so io dir, ma el tenea soccinto
87:dinanzi l’altro e dietro il braccio destro
88:d’una catena che ’l tenea avvinto
89:dal collo in giù, sì che ’n su lo scoperto
90:si ravvolgëa infino al giro quinto.
91:«Questo superbo volle esser esperto
92:di sua potenza contra ’l sommo Giove»,
93:disse ’l mio duca, «ond’ elli ha cotal merto.
94:Fïalte ha nome, e fece le gran prove
95:quando i giganti fer paura a’ dèi;
96:le braccia ch’el menò, già mai non move».
97:E io a lui: «S’esser puote, io vorrei
98:che de lo smisurato Brïareo
99:esperïenza avesser li occhi mei».
100:Ond’ ei rispuose: «Tu vedrai Anteo
101:presso di qui che parla ed è disciolto,
102:che ne porrà nel fondo d’ogne reo.
103:Quel che tu vuo’ veder, più là è molto
104:ed è legato e fatto come questo,
105:salvo che più feroce par nel volto».
106:Non fu tremoto già tanto rubesto,
107:che scotesse una torre così forte,
108:come Fïalte a scuotersi fu presto.
109:Allor temett’ io più che mai la morte,
110:e non v’era mestier più che la dotta,
111:s’io non avessi viste le ritorte.
112:Noi procedemmo più avante allotta,
113:e venimmo ad Anteo, che ben cinque alle,
114:sanza la testa, uscia fuor de la grotta.
115:«O tu che ne la fortunata valle
116:che fece Scipïon di gloria reda,
117:quand’ Anibàl co’ suoi diede le spalle,
118:recasti già mille leon per preda,
119:e che, se fossi stato a l’alta guerra
120:de’ tuoi fratelli, ancor par che si creda
121:ch’avrebber vinto i figli de la terra:
122:mettine giù, e non ten vegna schifo,
123:dove Cocito la freddura serra.
124:Non ci fare ire a Tizio né a Tifo:
125:questi può dar di quel che qui si brama;
126:però ti china e non torcer lo grifo.
127:Ancor ti può nel mondo render fama,
128:ch’el vive, e lunga vita ancor aspetta
129:se ’nnanzi tempo grazia a sé nol chiama».
130:Così disse ’l maestro; e quelli in fretta
131:le man distese, e prese ’l duca mio,
132:ond’ Ercule sentì già grande stretta.
133:Virgilio, quando prender si sentio,
134:disse a me: «Fatti qua, sì ch’io ti prenda»;
135:poi fece sì ch’un fascio era elli e io.
136:Qual pare a riguardar la Carisenda
137:sotto ’l chinato, quando un nuvol vada
138:sovr’ essa sì, ched ella incontro penda:
139:tal parve Antëo a me che stava a bada
140:di vederlo chinare, e fu tal ora
141:ch’i’ avrei voluto ir per altra strada.
142:Ma lievemente al fondo che divora
143:Lucifero con Giuda, ci sposò;
144:né, sì chinato, lì fece dimora,
145:e come albero in nave si levò.