Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:S’ïo avessi le rime aspre e chiocce,
2:come si converrebbe al tristo buco
3:sovra ’l qual pontan tutte l’altre rocce,
4:io premerei di mio concetto il suco
5:più pienamente; ma perch’ io non l’abbo,
6:non sanza tema a dicer mi conduco;
7:ché non è impresa da pigliare a gabbo
8:discriver fondo a tutto l’universo,
9:né da lingua che chiami mamma o babbo.
10:Ma quelle donne aiutino il mio verso
11:ch’aiutaro Anfïone a chiuder Tebe,
12:sì che dal fatto il dir non sia diverso.
13:Oh sovra tutte mal creata plebe
14:che stai nel loco onde parlare è duro,
15:mei foste state qui pecore o zebe!
16:Come noi fummo giù nel pozzo scuro
17:sotto i piè del gigante assai più bassi,
18:e io mirava ancora a l’alto muro,
19:dicere udi’mi: «Guarda come passi:
20:va sì, che tu non calchi con le piante
21:le teste de’ fratei miseri lassi».
22:Per ch’io mi volsi, e vidimi davante
23:e sotto i piedi un lago che per gelo
24:avea di vetro e non d’acqua sembiante.
25:Non fece al corso suo sì grosso velo
26:di verno la Danoia in Osterlicchi,
27:né Tanaï là sotto ’l freddo cielo,
28:com’ era quivi; che se Tambernicchi
29:vi fosse sù caduto, o Pietrapana,
30:non avria pur da l’orlo fatto cricchi.
31:E come a gracidar si sta la rana
32:col muso fuor de l’acqua, quando sogna
33:di spigolar sovente la villana,
34:livide, insin là dove appar vergogna
35:eran l’ombre dolenti ne la ghiaccia,
36:mettendo i denti in nota di cicogna.
37:Ognuna in giù tenea volta la faccia;
38:da bocca il freddo, e da li occhi il cor tristo
39:tra lor testimonianza si procaccia.
40:Quand’ io m’ebbi dintorno alquanto visto,
41:volsimi a’ piedi, e vidi due sì stretti,
42:che ’l pel del capo avieno insieme misto.
43:«Ditemi, voi che sì strignete i petti»,
44:diss’ io, «chi siete?». E quei piegaro i colli;
45:e poi ch’ebber li visi a me eretti,
46:li occhi lor, ch’eran pria pur dentro molli,
47:gocciar su per le labbra, e ’l gelo strinse
48:le lagrime tra essi e riserrolli.
49:Con legno legno spranga mai non cinse
50:forte così; ond’ ei come due becchi
51:cozzaro insieme, tanta ira li vinse.
52:E un ch’avea perduti ambo li orecchi
53:per la freddura, pur col viso in giùe,
54:disse: «Perché cotanto in noi ti specchi?
55:Se vuoi saper chi son cotesti due,
56:la valle onde Bisenzo si dichina
57:del padre loro Alberto e di lor fue.
58:D’un corpo usciro; e tutta la Caina
59:potrai cercare, e non troverai ombra
60:degna più d’esser fitta in gelatina:
61:non quelli a cui fu rotto il petto e l’ombra
62:con esso un colpo per la man d’Artù;
63:non Focaccia; non questi che m’ingombra
64:col capo sì, ch’i’ non veggio oltre più,
65:e fu nomato Sassol Mascheroni;
66:se tosco se’, ben sai omai chi fu.
67:E perché non mi metti in più sermoni,
68:sappi ch’i’ fu’ il Camiscion de’ Pazzi;
69:e aspetto Carlin che mi scagioni».
70:Poscia vid’ io mille visi cagnazzi
71:fatti per freddo; onde mi vien riprezzo,
72:e verrà sempre, de’ gelati guazzi.
73:E mentre ch’andavamo inver’ lo mezzo
74:al quale ogne gravezza si rauna,
75:e io tremava ne l’etterno rezzo;
76:se voler fu o destino o fortuna,
77:non so; ma, passeggiando tra le teste,
78:forte percossi ’l piè nel viso ad una.
79:Piangendo mi sgridò: «Perché mi peste?
80:se tu non vieni a crescer la vendetta
81:di Montaperti, perché mi moleste?».
82:E io: «Maestro mio, or qui m’aspetta,
83:sì ch’io esca d’un dubbio per costui;
84:poi mi farai, quantunque vorrai, fretta».
85:Lo duca stette, e io dissi a colui
86:che bestemmiava duramente ancora:
87:«Qual se’ tu che così rampogni altrui?».
88:«Or tu chi se’ che vai per l’Antenora,
89:percotendo», rispuose, «altrui le gote,
90:sì che, se fossi vivo, troppo fora?».
91:«Vivo son io, e caro esser ti puote»,
92:fu mia risposta, «se dimandi fama,
93:ch’io metta il nome tuo tra l’altre note».
94:Ed elli a me: «Del contrario ho io brama.
95:Lèvati quinci e non mi dar più lagna,
96:ché mal sai lusingar per questa lama!».
97:Allor lo presi per la cuticagna
98:e dissi: «El converrà che tu ti nomi,
99:o che capel qui sù non ti rimagna».
100:Ond’ elli a me: «Perché tu mi dischiomi,
101:né ti dirò ch’io sia, né mosterrolti,
102:se mille fiate in sul capo mi tomi».
103:Io avea già i capelli in mano avvolti,
104:e tratti glien’ avea più d’una ciocca,
105:latrando lui con li occhi in giù raccolti,
106:quando un altro gridò: «Che hai tu, Bocca?
107:non ti basta sonar con le mascelle,
108:se tu non latri? qual diavol ti tocca?».
109:«Omai», diss’ io, «non vo’ che più favelle,
110:malvagio traditor; ch’a la tua onta
111:io porterò di te vere novelle».
112:«Va via», rispuose, «e ciò che tu vuoi conta;
113:ma non tacer, se tu di qua entro eschi,
114:di quel ch’ebbe or così la lingua pronta.
115:El piange qui l’argento de’ Franceschi:
116:“Io vidi”, potrai dir, “quel da Duera
117:là dove i peccatori stanno freschi”.
118:Se fossi domandato “Altri chi v’era?”,
119:tu hai dallato quel di Beccheria
120:di cui segò Fiorenza la gorgiera.
121:Gianni de’ Soldanier credo che sia
122:più là con Ganellone e Tebaldello,
123:ch’aprì Faenza quando si dormia».
124:Noi eravam partiti già da ello,
125:ch’io vidi due ghiacciati in una buca,
126:sì che l’un capo a l’altro era cappello;
127:e come ’l pan per fame si manduca,
128:così ’l sovran li denti a l’altro pose
129:là ’ve ’l cervel s’aggiugne con la nuca:
130:non altrimenti Tidëo si rose
131:le tempie a Menalippo per disdegno,
132:che quei faceva il teschio e l’altre cose.
133:«O tu che mostri per sì bestial segno
134:odio sovra colui che tu ti mangi,
135:dimmi ’l perché», diss’ io, «per tal convegno,
136:che se tu a ragion di lui ti piangi,
137:sappiendo chi voi siete e la sua pecca,
138:nel mondo suso ancora io te ne cangi,
139:se quella con ch’io parlo non si secca».