Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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148 lines
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1:Parea dinanzi a me con l’ali aperte
2:la bella image che nel dolce frui
3:liete facevan l’anime conserte;
4:parea ciascuna rubinetto in cui
5:raggio di sole ardesse sì acceso,
6:che ne’ miei occhi rifrangesse lui.
7:E quel che mi convien ritrar testeso,
8:non portò voce mai, né scrisse incostro,
9:né fu per fantasia già mai compreso;
10:ch’io vidi e anche udi’ parlar lo rostro,
11:e sonar ne la voce e «io» e «mio»,
12:quand’ era nel concetto e ‘noi’ e ‘nostro’.
13:E cominciò: «Per esser giusto e pio
14:son io qui essaltato a quella gloria
15:che non si lascia vincere a disio;
16:e in terra lasciai la mia memoria
17:sì fatta, che le genti lì malvage
18:commendan lei, ma non seguon la storia».
19:Così un sol calor di molte brage
20:si fa sentir, come di molti amori
21:usciva solo un suon di quella image.
22:Ond’ io appresso: «O perpetüi fiori
23:de l’etterna letizia, che pur uno
24:parer mi fate tutti vostri odori,
25:solvetemi, spirando, il gran digiuno
26:che lungamente m’ha tenuto in fame,
27:non trovandoli in terra cibo alcuno.
28:Ben so io che, se ’n cielo altro reame
29:la divina giustizia fa suo specchio,
30:che ’l vostro non l’apprende con velame.
31:Sapete come attento io m’apparecchio
32:ad ascoltar; sapete qual è quello
33:dubbio che m’è digiun cotanto vecchio».
34:Quasi falcone ch’esce del cappello,
35:move la testa e con l’ali si plaude,
36:voglia mostrando e faccendosi bello,
37:vid’ io farsi quel segno, che di laude
38:de la divina grazia era contesto,
39:con canti quai si sa chi là sù gaude.
40:Poi cominciò: «Colui che volse il sesto
41:a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
42:distinse tanto occulto e manifesto,
43:non poté suo valor sì fare impresso
44:in tutto l’universo, che ’l suo verbo
45:non rimanesse in infinito eccesso.
46:E ciò fa certo che ’l primo superbo,
47:che fu la somma d’ogne creatura,
48:per non aspettar lume, cadde acerbo;
49:e quinci appar ch’ogne minor natura
50:è corto recettacolo a quel bene
51:che non ha fine e sé con sé misura.
52:Dunque vostra veduta, che convene
53:esser alcun de’ raggi de la mente
54:di che tutte le cose son ripiene,
55:non pò da sua natura esser possente
56:tanto, che suo principio discerna
57:molto di là da quel che l’è parvente.
58:Però ne la giustizia sempiterna
59:la vista che riceve il vostro mondo,
60:com’ occhio per lo mare, entro s’interna;
61:che, ben che da la proda veggia il fondo,
62:in pelago nol vede; e nondimeno
63:èli, ma cela lui l’esser profondo.
64:Lume non è, se non vien dal sereno
65:che non si turba mai; anzi è tenèbra
66:od ombra de la carne o suo veleno.
67:Assai t’è mo aperta la latebra
68:che t’ascondeva la giustizia viva,
69:di che facei question cotanto crebra;
70:ché tu dicevi: “Un uom nasce a la riva
71:de l’Indo, e quivi non è chi ragioni
72:di Cristo né chi legga né chi scriva;
73:e tutti suoi voleri e atti buoni
74:sono, quanto ragione umana vede,
75:sanza peccato in vita o in sermoni.
76:Muore non battezzato e sanza fede:
77:ov’ è questa giustizia che ’l condanna?
78:ov’ è la colpa sua, se ei non crede?”.
79:Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,
80:per giudicar di lungi mille miglia
81:con la veduta corta d’una spanna?
82:Certo a colui che meco s’assottiglia,
83:se la Scrittura sovra voi non fosse,
84:da dubitar sarebbe a maraviglia.
85:Oh terreni animali! oh menti grosse!
86:La prima volontà, ch’è da sé buona,
87:da sé, ch’è sommo ben, mai non si mosse.
88:Cotanto è giusto quanto a lei consuona:
89:nullo creato bene a sé la tira,
90:ma essa, radïando, lui cagiona».
91:Quale sovresso il nido si rigira
92:poi c’ha pasciuti la cicogna i figli,
93:e come quel ch’è pasto la rimira;
94:cotal si fece, e sì leväi i cigli,
95:la benedetta imagine, che l’ali
96:movea sospinte da tanti consigli.
97:Roteando cantava, e dicea: «Quali
98:son le mie note a te, che non le ’ntendi,
99:tal è il giudicio etterno a voi mortali».
100:Poi si quetaro quei lucenti incendi
101:de lo Spirito Santo ancor nel segno
102:che fé i Romani al mondo reverendi,
103:esso ricominciò: «A questo regno
104:non salì mai chi non credette ’n Cristo,
105:né pria né poi ch’el si chiavasse al legno.
106:Ma vedi: molti gridan “Cristo, Cristo!”,
107:che saranno in giudicio assai men prope
108:a lui, che tal che non conosce Cristo;
109:e tai Cristian dannerà l’Etïòpe,
110:quando si partiranno i due collegi,
111:l’uno in etterno ricco e l’altro inòpe.
112:Che poran dir li Perse a’ vostri regi,
113:come vedranno quel volume aperto
114:nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?
115:Lì si vedrà, tra l’opere d’Alberto,
116:quella che tosto moverà la penna,
117:per che ’l regno di Praga fia diserto.
118:Lì si vedrà il duol che sovra Senna
119:induce, falseggiando la moneta,
120:quel che morrà di colpo di cotenna.
121:Lì si vedrà la superbia ch’asseta,
122:che fa lo Scotto e l’Inghilese folle,
123:sì che non può soffrir dentro a sua meta.
124:Vedrassi la lussuria e ’l viver molle
125:di quel di Spagna e di quel di Boemme,
126:che mai valor non conobbe né volle.
127:Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
128:segnata con un i la sua bontate,
129:quando ’l contrario segnerà un emme.
130:Vedrassi l’avarizia e la viltate
131:di quei che guarda l’isola del foco,
132:ove Anchise finì la lunga etate;
133:e a dare ad intender quanto è poco,
134:la sua scrittura fian lettere mozze,
135:che noteranno molto in parvo loco.
136:E parranno a ciascun l’opere sozze
137:del barba e del fratel, che tanto egregia
138:nazione e due corone han fatte bozze.
139:E quel di Portogallo e di Norvegia
140:lì si conosceranno, e quel di Rascia
141:che male ha visto il conio di Vinegia.
142:Oh beata Ungheria, se non si lascia
143:più malmenare! e beata Navarra,
144:se s’armasse del monte che la fascia!
145:E creder de’ ciascun che già, per arra
146:di questo, Niccosïa e Famagosta
147:per la lor bestia si lamenti e garra,
148:che dal fianco de l’altre non si scosta».