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142 lines
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1:«O Padre nostro, che ne’ cieli stai,
2:non circunscritto, ma per più amore
3:ch’ai primi effetti di là sù tu hai,
4:laudato sia ’l tuo nome e ’l tuo valore
5:da ogni creatura, com’ è degno
6:di render grazie al tuo dolce vapore.
7:Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,
8:ché noi ad essa non potem da noi,
9:s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.
10:Come del suo voler li angeli tuoi
11:fan sacrificio a te, cantando osanna,
12:così facciano li uomini de’ suoi.
13:Dà oggi a noi la cotidiana manna,
14:sanza la qual per questo aspro diserto
15:a retro va chi più di gir s’affanna.
16:E come noi lo mal ch’avem sofferto
17:perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
18:benigno, e non guardar lo nostro merto.
19:Nostra virtù che di legger s’adona,
20:non spermentar con l’antico avversaro,
21:ma libera da lui che sì la sprona.
22:Quest’ ultima preghiera, segnor caro,
23:già non si fa per noi, ché non bisogna,
24:ma per color che dietro a noi restaro».
25:Così a sé e noi buona ramogna
26:quell’ ombre orando, andavan sotto ’l pondo,
27:simile a quel che tal volta si sogna,
28:disparmente angosciate tutte a tondo
29:e lasse su per la prima cornice,
30:purgando la caligine del mondo.
31:Se di là sempre ben per noi si dice,
32:di qua che dire e far per lor si puote
33:da quei c’hanno al voler buona radice?
34:Ben si de’ loro atar lavar le note
35:che portar quinci, sì che, mondi e lievi,
36:possano uscire a le stellate ruote.
37:«Deh, se giustizia e pietà vi disgrievi
38:tosto, sì che possiate muover l’ala,
39:che secondo il disio vostro vi lievi,
40:mostrate da qual mano inver’ la scala
41:si va più corto; e se c’è più d’un varco,
42:quel ne ’nsegnate che men erto cala;
43:ché questi che vien meco, per lo ’ncarco
44:de la carne d’Adamo onde si veste,
45:al montar sù, contra sua voglia, è parco».
46:Le lor parole, che rendero a queste
47:che dette avea colui cu’ io seguiva,
48:non fur da cui venisser manifeste;
49:ma fu detto: «A man destra per la riva
50:con noi venite, e troverete il passo
51:possibile a salir persona viva.
52:E s’io non fossi impedito dal sasso
53:che la cervice mia superba doma,
54:onde portar convienmi il viso basso,
55:cotesti, ch’ancor vive e non si noma,
56:guardere’ io, per veder s’i’ ’l conosco,
57:e per farlo pietoso a questa soma.
58:Io fui latino e nato d’un gran Tosco:
59:Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre;
60:non so se ’l nome suo già mai fu vosco.
61:L’antico sangue e l’opere leggiadre
62:d’i miei maggior mi fer sì arrogante,
63:che, non pensando a la comune madre,
64:ogn’ uomo ebbi in despetto tanto avante,
65:ch’io ne mori’ , come i Sanesi sanno
66:e sallo in Campagnatico ogne fante.
67:Io sono Omberto; e non pur a me danno
68:superbia fa, ché tutti miei consorti
69:ha ella tratti seco nel malanno.
70:E qui convien ch’io questo peso porti
71:per lei, tanto che a Dio si sodisfaccia,
72:poi ch’io nol fe’ tra ’ vivi, qui tra ’ morti».
73:Ascoltando chinai in giù la faccia;
74:e un di lor, non questi che parlava,
75:si torse sotto il peso che li ’ mpaccia,
76:e videmi e conobbemi e chiamava,
77:tenendo li occhi con fatica fisi
78:a me che tutto chin con loro andava.
79:«Oh!», diss’ io lui, «non se’ tu Oderisi,
80:l’onor d’Agobbio e l’onor di quell’ arte
81:ch’alluminar chiamata è in Parisi?».
82:«Frate», diss’ elli, «più ridon le carte
83:che pennelleggia Franco Bolognese;
84:l’onore è tutto or suo, e mio in parte.
85:Ben non sare’ io stato sì cortese
86:mentre ch’io vissi, per lo gran disio
87:de l’eccellenza ove mio core intese.
88:Di tal superbia qui si paga il fio;
89:e ancor non sarei qui, se non fosse
90:che, possendo peccar, mi volsi a Dio.
91:Oh vana gloria de l’umane posse!
92:com’ poco verde in su la cima dura,
93:se non è giunta da l’etati grosse!
94:Credette Cimabue ne la pittura
95:tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
96:sì che la fama di colui è scura:
97:così ha tolto l’uno a l’altro Guido
98:la gloria de la lingua; e forse è nato
99:chi l’uno e l’altro caccerà del nido.
100:Non è il mondan romore altro ch’un fiato
101:di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi,
102:e muta nome perché muta lato.
103:Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
104:da te la carne, che se fossi morto
105:anzi che tu lasciassi il ‘pappo’ e ’l ’dindi’ ,
106:pria che passin mill’ anni? ch’ è più corto
107:spazio a l’etterno, ch’un muover di ciglia
108:al cerchio che più tardi in cielo è torto.
109:Colui che del cammin sì poco piglia
110:dinanzi a me, Toscana sonò tutta;
111:e ora a pena in Siena sen pispiglia,
112:ond’ era sire quando fu distrutta
113:la rabbia fiorentina, che superba
114:fu a quel tempo sì com’ ora è putta.
115:La vostra nominanza è color d’erba,
116:che viene e va, e quei la discolora
117:per cui ella esce de la terra acerba».
118:E io a lui: «Tuo vero dir m’incora
119:bona umiltà, e gran tumor m’appiani;
120:ma chi è quei di cui tu parlavi ora?».
121:«Quelli è», rispuose, «Provenzan Salvani;
122:ed è qui perché fu presuntüoso
123:a recar Siena tutta a le sue mani.
124:Ito è così e va, sanza riposo,
125:poi che morì; cotal moneta rende
126:a sodisfar chi è di là troppo oso».
127:E io: «Se quello spirito ch’attende,
128:pria che si penta, l’orlo de la vita,
129:qua giù dimora e qua sù non ascende,
130:se buona orazïon lui non aita,
131:prima che passi tempo quanto visse,
132:come fu la venuta lui largita?».
133:«Quando vivea più glorïoso», disse,
134:«liberamente nel Campo di Siena,
135:ogne vergogna diposta, s’affisse;
136:e lì, per trar l’amico suo di pena
137:ch’e’ sostenea ne la prigion di Carlo,
138:si condusse a tremar per ogne vena.
139:Più non dirò, e scuro so che parlo;
140:ma poco tempo andrà, che ’ tuoi vicini
141:faranno sì che tu potrai chiosarlo.
142:Quest’ opera li tolse quei confini».