Divina Commandline is a word search tool for the Divine Comedy.
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1:Era già l’ora che volge il disio
2:ai navicanti e ’ntenerisce il core
3:lo dì c’han detto ai dolci amici addio;
4:e che lo novo peregrin d’amore
5:punge, se ode squilla di lontano
6:che paia il giorno pianger che si more;
7:quand’ io incominciai a render vano
8:l’udire e a mirare una de l’alme
9:surta, che l’ascoltar chiedea con mano.
10:Ella giunse e levò ambo le palme,
11:ficcando li occhi verso l’orïente,
12:come dicesse a Dio: ‘D’altro non calme’ .
13:‘Te lucis ante’ sì devotamente
14:le uscìo di bocca e con sì dolci note,
15:che fece me a me uscir di mente;
16:e l’altre poi dolcemente e devote
17:seguitar lei per tutto l’inno intero,
18:avendo li occhi a le superne rote.
19:Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
20:ché ’l velo è ora ben tanto sottile,
21:certo che ’l trapassar dentro è leggero.
22:Io vidi quello essercito gentile
23:tacito poscia riguardare in sùe,
24:quasi aspettando, palido e umìle;
25:e vidi uscir de l’alto e scender giùe
26:due angeli con due spade affocate,
27:tronche e private de le punte sue.
28:Verdi come fogliette pur mo nate
29:erano in veste, che da verdi penne
30:percosse traean dietro e ventilate.
31:L’un poco sovra noi a star si venne,
32:e l’altro scese in l’opposita sponda,
33:sì che la gente in mezzo si contenne.
34:Ben discernëa in lor la testa bionda;
35:ma ne la faccia l’occhio si smarria,
36:come virtù ch’a troppo si confonda.
37:«Ambo vegnon del grembo di Maria»,
38:disse Sordello, «a guardia de la valle,
39:per lo serpente che verrà vie via».
40:Ond’ io, che non sapeva per qual calle,
41:mi volsi intorno, e stretto m’accostai,
42:tutto gelato, a le fidate spalle.
43:E Sordello anco: «Or avvalliamo omai
44:tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;
45:grazïoso fia lor vedervi assai».
46:Solo tre passi credo ch’i’ scendesse,
47:e fui di sotto, e vidi un che mirava
48:pur me, come conoscer mi volesse.
49:Temp’ era già che l’aere s’annerava,
50:ma non sì che tra li occhi suoi e ’ miei
51:non dichiarisse ciò che pria serrava.
52:Ver’ me si fece, e io ver’ lui mi fei:
53:giudice Nin gentil, quanto mi piacque
54:quando ti vidi non esser tra ’ rei!
55:Nullo bel salutar tra noi si tacque;
56:poi dimandò: «Quant’ è che tu venisti
57:a piè del monte per le lontane acque?».
58:«Oh!», diss’ io lui, «per entro i luoghi tristi
59:venni stamane, e sono in prima vita,
60:ancor che l’altra, sì andando, acquisti».
61:E come fu la mia risposta udita,
62:Sordello ed elli in dietro si raccolse
63:come gente di sùbito smarrita.
64:L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse
65:che sedea lì, gridando:«Sù, Currado!
66:vieni a veder che Dio per grazia volse».
67:Poi, vòlto a me: «Per quel singular grado
68:che tu dei a colui che sì nasconde
69:lo suo primo perché, che non lì è guado,
70:quando sarai di là da le larghe onde,
71:dì a Giovanna mia che per me chiami
72:là dove a li ’nnocenti si risponde.
73:Non credo che la sua madre più m’ami,
74:poscia che trasmutò le bianche bende,
75:le quai convien che, misera!, ancor brami.
76:Per lei assai di lieve si comprende
77:quanto in femmina foco d’amor dura,
78:se l’occhio o ’l tatto spesso non l’accende.
79:Non le farà sì bella sepultura
80:la vipera che Melanesi accampa,
81:com’ avria fatto il gallo di Gallura».
82:Così dicea, segnato de la stampa,
83:nel suo aspetto, di quel dritto zelo
84:che misuratamente in core avvampa.
85:Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,
86:pur là dove le stelle son più tarde,
87:sì come rota più presso a lo stelo.
88:E ‘l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?».
89:E io a lui: «A quelle tre facelle
90:di che ’l polo di qua tutto quanto arde».
91:Ond’ elli a me: «Le quattro chiare stelle
92:che vedevi staman, son di là basse,
93:e queste son salite ov’ eran quelle».
94:Com’ ei parlava, e Sordello a sé il trasse
95:dicendo:«Vedi là ’l nostro avversaro»;
96:e drizzò il dito perché ’n là guardasse.
97:Da quella parte onde non ha riparo
98:la picciola vallea, era una biscia,
99:forse qual diede ad Eva il cibo amaro.
100:Tra l’erba e ’ fior venìa la mala striscia,
101:volgendo ad ora ad or la testa, e ’l dosso
102:leccando come bestia che si liscia.
103:Io non vidi, e però dicer non posso,
104:come mosser li astor celestïali;
105:ma vidi bene e l’uno e l’altro mosso.
106:Sentendo fender l’aere a le verdi ali,
107:fuggì ’l serpente, e li angeli dier volta,
108:suso a le poste rivolando iguali.
109:L’ombra che s’era al giudice raccolta
110:quando chiamò, per tutto quello assalto
111:punto non fu da me guardare sciolta.
112:«Se la lucerna che ti mena in alto
113:truovi nel tuo arbitrio tanta cera
114:quant’ è mestiere infino al sommo smalto»,
115:cominciò ella, «se novella vera
116:di Val di Magra o di parte vicina
117:sai, dillo a me, che già grande là era.
118:Fui chiamato Currado Malaspina;
119:non son l’antico, ma di lui discesi;
120:a’ miei portai l’amor che qui raffina».
121:«Oh!», diss’ io lui, «per li vostri paesi
122:già mai non fui; ma dove si dimora
123:per tutta Europa ch’ ei non sien palesi?
124:La fama che la vostra casa onora,
125:grida i segnori e grida la contrada,
126:sì che ne sa chi non vi fu ancora;
127:e io vi giuro, s’io di sopra vada,
128:che vostra gente onrata non si sfregia
129:del pregio de la borsa e de la spada.
130:Uso e natura sì la privilegia,
131:che, perché il capo reo il mondo torca,
132:sola va dritta e ’l mal cammin dispregia».
133:Ed elli: «Or va; che ’l sol non si ricorca
134:sette volte nel letto che ’l Montone
135:con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,
136:che cotesta cortese oppinïone
137:ti fia chiavata in mezzo de la testa
138:con maggior chiovi che d’altrui sermone,
139:se corso di giudicio non s’arresta».